“Ad oggi, in Spagna, la situazione è molto meno pesante rispetto a qualche settimana fa. Il peggio è alle spalle: si avverte un po’ più di tranquillità e la gente comincia a uscire di casa un po’ meno tesa rispetto a prima”. A poco più di un mese dall’inizio dello stato di emergenza, il biellese Mattia Penna (e insieme a lui il popolo spagnolo) comincia a intravedere uno spiraglio di ottimismo e di speranza, dopo giorni di apprensione e profonda preoccupazione.
25 anni e originario di Oriomosso – uno dei borghi più caratteristici della Valle Cervo – Mattia vive a Valencia da più di due anni e ha sempre lavorato nel settore alberghiero, come receptionist. “Almeno fino all’inizio di quest’anno quando incautamente mi sono licenziato – confida – Ero convito di poter ritornare a dedicarmi a questo mestiere durante la stagione estiva. Ma il coronavirus ha cambiato i piani di tutti. Ora come ora la vedo molto dura”.
Come accaduto in molti stati, l’emergenza sanitaria legata al Covid-19 ha avuto un impatto devastante. Gli argini sono crollati al suo arrivo e, in poco tempo, le abitudini di vita del popolo spagnolo sono cambiate radicalmente. “L’allerta è arrivata a Valencia durante la festa di Las Fallas, una manifestazione molto sentita in città, che si celebra nella prima metà del mese di marzo e attrae una miriade di turisti da tutto il mondo – spiega Mattia – Si tratta di uno spettacolo unico al mondo che prevede giochi pirotecnici e sfilate di carri allegorici che alle fine vengono bruciati. Gli organizzatori avevano già iniziato a montare le statue e a decorare i viali con luci e addobbi quando è arrivata la decisione di smontare tutto con la sospensione dell'evento e il rinvio a luglio. Hanno bruciato la Fallas (costruzioni artistiche realizzate con materiale combustibile raffiguranti figure della tradizione valenziana e regionale ndr) del Municipio, senza che la gente potesse assistere dal vivo”.
Dal 14 marzo, il governo ha dichiarato lo stato d’emergenza e adottato una serie di misure restrittive, tra cui la quarantena e le autocertificazioni di uscita, per sconfiggere l’epidemia di coronavirus. Un copione già visto e purtroppo già interpretato su suolo italiano. “Per l’emergenza sono state adottate le stesse disposizioni viste in Italia – conferma il giovane biellese – Ma anche in Spagna si sono registrati molti casi di persone che hanno violato le restrizioni e l’ordine di confinamento spostandosi senza valida autorizzazione, sebbene le regole di prevenzione adottate dal governo fossero particolarmente rigide”.
Ma la vita scorre lenta al tempo del coronavirus e si aspetta il ritorno alla normalità. “È impossibile distrarsi, uscire e prendere una birretta con gli amici – sottolinea Mattia – Ma approfitto di questo momento di pausa per dedicarmi ai miei studi di programmazione e sviluppo web. Stare a casa da solo mi aiuta a rimanere concentrato e a focalizzarmi al 100 per cento sui miei studi. E aspetto la fina di questa situazione”.
Ad oggi, la Spagna risulta al primo posto in Europa (seconda dietro agli Stati Uniti) per numero di contagi, dopo aver superato l’Italia: sono quasi 220mila i casi confermati di coronavirus, con più di 22mila morti e oltre 92mila guariti. Ed è notizia di questi giorni che il parlamento spagnolo ha accolto la richiesta del premier Pedro Sanchez di estendere l’attuale regime di lockdown fino al 9 maggio. Inoltre, alcune restrizioni sono state ammorbidite e gli operai di industrie e cantieri sono già stati autorizzati a tornare al lavoro. “Anche i bambini possono cominciare a uscire in determinate circostanze insieme ai genitori dalle loro rispettive abitazioni – rivela Mattia – A partire dal mese di maggio, altre misure verranno progressivamente allentate”. E sulle sorti della sua famiglia, Mattia ammette: “Non sono eccessivamente preoccupato per i miei e per la mia Oriomosso. In paese saranno al massimo in dieci e il rischio di contagio è molto basso”.
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