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CRONACA | 20 aprile 2020, 07:00

Coronavirus, dalla Germania il biellese Andrea racconta: ”Non c’è quarantena e aziende in difficoltà. Ma la normalità è vicina”

Andrea Zuccarella, 36 anni e originario di Piatto, vive da circa 10 anni in Germania ed è responsabile, nell’azienda di famiglia, della produzione di semilavorati per pasticceria e gelateria. “Siamo stati colpiti come altri dall’emergenza legata al Covid-19 – spiega – Sul futuro? Mi preoccupa. Senza lavoro, una società non ha prospettive. Questa epidemia, e la crisi che ne seguirà, possono lederle. Ma spero di sbagliarmi”.

coronavirus emergenza germania

Foto scattate prima dell'emergenza coronavirus

“All’inizio, in Germania, c’è stata una sottovalutazione del coronavirus. Ma ora, dopo settimane di precauzioni, e restrizioni necessarie, si intravede una luce in fondo al tunnel. Forse, a partire dalla prima settimana di maggio, comincerà una nuova fase in cui tutto dovrebbe tornare alla normalità”. Mantiene l’ottimismo e comincia a vedere la meta sempre più vicina mantenendo sempre un sano realismo. Andrea Zuccarella, 36 anni e originario di Piatto, vive da circa 10 anni a Lüdinghausen, una cittadina tedesca di quasi 25 mila abitanti, a pochi passi da Münster, uno dei principali poli universitari del paese.

Lavora nell’azienda di famiglia ed è responsabile della produzione di semilavorati per pasticceria e gelateria nella sede principale, vicino a Dortmund. Una regione colpita in queste settimane, come altre in Germania, dalla tempesta Covid-19. “Quando vennero diffusi i primi spaventosi numeri sui decessi in Italia, ho provato timore e mi sono precipitato al market a munirmi di scorte di disinfettante – racconta Andrea – Una reazione esagerata secondo alcuni. Perfino i colleghi tedeschi mi hanno definito paranoico. Si pensava che fosse il problema di un singolo stato sottovalutandone l’entità. E, in poco tempo, ha cominciato a crescere la curva dei contagi. Per fortuna lo stato ha cominciato a darsi una svegliata, affrontando di petto il problema”. Con interventi mirati agli esercizi commerciali e disposizioni volte a salvaguardare la salute pubblica. “Operando nel settore gastronomico, siamo stati colpiti come altri dall’emergenza sanitaria legata al Covid-19 - sottolinea Andrea - Da quando è cominciata, si sono succedute tre fasi differenti che hanno coinvolto sia le attività come la nostra, sia quelle che riforniamo come bar, gelaterie, caffetterie, ristoranti: nel giro di tre settimane, infatti, si è partiti da uno stato di controllo, cioè con il rispetto delle distanze di 2 metri tra clienti, passando per la chiusura totale fino ad arrivare alla riapertura ‘parziale’, dove i locali possono operare solo come take-away, con consegne a domicilio e senza clientela”. 

Ma il mercato gastronomico non è stata l’unica porzione di economia colpita dal coronavirus. “Altri si sono fermati o sono stati penalizzati. Penso alle attività di cura e bellezza del corpo, centri estetici, parrucchieri, barbieri, vendita d’abbigliamento e accessori, senza dimenticare le palestre, i centri massaggi, le officine e tutti gli altri settori che non producono beni essenziali. Tutti loro stanno avendo ripercussioni negative”. Misure, comunque, molto simili a quelle adottate dal governo Conte. Diverse, invece, le scelte adottate dallo governo tedesco sugli spostamenti della popolazione nei centri abitati. “A livello sociale, i divieti non sono paragonabili con l'Italia – spiega Andrea – Qui, non vige uno stato di quarantena: ci si può muovere liberamente senza l’obbligo di stare in casa ma è vietato circolare in più di due persone, a meno che non siano familiari, evitando assembramenti. È obbligatorio mantenere le distanze e si può uscire di casa, oltre alla spesa e al lavoro, anche per fare sport. Ovviamente, giornali e televisioni consigliano di restare a casa e di lavarsi spesso le mani se si esce, ma non vi è nulla di obbligato. Sono consigli”.

Come in Italia, anche in Germania tutti gli eventi pubblici (concerti, partite allo stadio e feste di paese) sono state annullate. Ad oggi, sono oltre 140 mila i casi positivi di Covid-19, con 4.405 decessi e 85.400 guarigioni. “Ogni regione (la Germania è uno stato federale ndr) segue le sue regole– confida Andrea – ma personalmente avverto ancora troppa sottovalutazione, con molte persone, anche anziani, in giro per strada. Di positivo? Molti, ora, indossano la mascherina rispetto a prima. Io solo per fare la spesa, insieme ai guanti”.

Ma non è solo l’attualità sanitaria ad interessare il giovane Andrea. “Mi preoccupa il futuro e come si evolverà la società, sotto l’aspetto lavorativo e culturale. ‘Il lavoro nobilita l'uomo’, si diceva un tempo. E una società senza lavoro non ha prospettive. Penso che questa epidemia e la crisi che ne seguirà, possa ledere queste prospettive. Spero di sbagliarmi. Mi auguro che possa essere il momento in cui ognuno di noi possa tirare fuori le proprie potenzialità per evolvere verso qualcosa di meglio”.      

g. c.

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