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CRONACA | 04 luglio 2020, 06:50

Appello di Angela Micheletti: "Mio marito è morto da due mesi ed è ancora a Bengasi. Riportatelo a casa"

La famiglia di Alain Onesti vorrebbe riavere, nella vicina Roasio, il 67enne deceduto all'ospedale libico il 17 maggio scorso. Era partito per lavoro per il sud della Libia a dicembre scorso. L'ambasciata italiana ha svolto la sua parte ora spetta però ai colleghi francesi.

Angela Micheletti con il marito Alain Onesti

Angela Micheletti con il marito Alain Onesti

"Oltre al dolore della sua perdita si aggiunge anche quello di non poterlo seppellire cristianamente e andare a trovarlo al cimitero di Roasio Curavecchia". Un'altra storia di un "quasi" biellese all'estero, con problemi di rimpatrio. Solo che in questo caso Alain Onesti, 67 anni residente a Roasio appena fuori dai confini della nostra provincia, con cittadinanza francese, è morto all'ospedale di Bengasi in Libia il 17 maggio scorso. Da allora il corpo è stato posizionato in una cella frigorifera in attesa dei permessi per rientrare in Italia. 

"Non l'ho più visto dai primi di dicembre quando è partito per il sud della Libia a seguito di un'offerta di lavoro -racconta la moglie Angela Micheletti-. E' stato il primo Natale in 40 anni che non abbiamo trascorso insieme. Alain ha deciso di non rientrare a marzo a seguito dell'emergenza Covid. E' così rimasto bloccato a Bengasi ed è morto là dopo tre giorni di ricovero ospedaliero, il 17 maggio". 

L'uomo ha vissuto in Italia, a Roasio dove è residente, negli ultimi due anni, fino a dicembre poi la chiamata lavorativa dalla Libia, la partenza e il non ritorno. "lo vedevo tutte le settimane tramite video chiamate -continua Angela- fino a quel giovedì 15 maggio quando la linea internet non ce lo ha permesso. L'ho sentito solo al telefono e mi aveva detto di non stare bene. Trascorsi pochi giorni poi mi hanno avvista della sua morte. Un cancro lo ha portato via".

A quel punto la famiglia Onesti, molto conosciuta nella zona, con la consorte Angela insieme ai due figli Aline e Olivier, insieme ad alcuni conoscenti si sono mossi subito alla ricerca disperata di riportare a casa il marito, il papà, l'amico. "Alain è residente a Roasio -prosegue Angela Micheletti- anche se ha il passaporto francese. Non ce la facciamo più, abbiamo scritto all'ambasciata d'oltralpe e italiana. Possibile che mio marito dopo quasi due mesi neanche in cassa da morto qualcuno sia riuscito a riportarlo a casa?". La disperazione di una famiglia che vorrebbe riabbracciare il proprio marito e papà defunto, è indescrivibile. Vero anche che l'ambasciata italiana nulla può fare nel caso specifico perchè Alain Onesti è sì residente in Italia ma con passaporto francese.

"Non capiamo più nulla -dice ancora la donna-. Mi hanno detto che finchè non aprono gli aeroporti in Europa, non ci si possa muovere. Mi dicono di stare tranquilla ma come si fa in queste circostanze? Non riusciamo a sapere la verità. E poi ci dicono che la salma non sia possibile trasportarla da Bengasi a Tripoli per la guerra in corso tra i due fronti, che sono in attesa della traduzione e dei fogli originali dell'impresa funebre. Un caos pazzesco. La Croazia ha mandato un aereo per riportare i connazionali a casa, possibile che qualcuno non riesca per Alain?". 

Dalla Farnesina ci hanno riferito che hanno presente la situazione di Alain Onesti e che la parte burocratica italiana è stata svolta ma ora spetta ai colleghi francesi terminare. La parte logistica non aiuta sicuramente perchè il trasporto del defunto da Bengasi a Tripoli è sicuramente complicato per via della guerra in corso, così come al momento non esistono voli commerciali in partenza dalla Libia. 

Fulvio Feraboli

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