Prosegue la rimonta di Serena Rodella, in Arabia Saudita. Dopo i segnali incoraggianti della terza frazione, la pilota e il Ladies Dakar Team affrontano oggi la quarta tappa, uno dei passaggi più delicati dell’intera competizione: la temuta Marathon.
La partenza è fissata ad Alula e il percorso conduce l’equipaggio nel cuore del deserto, fino a un bivacco isolato, lontano da qualsiasi forma di assistenza.
Una prova di resistenza: 479 km senza supporto
La quarta tappa è una vera sfida di sopravvivenza sportiva. I 479 chilometri complessivi, di cui 286 di prova speciale, mettono a dura prova la resistenza fisica dell’equipaggio e l’affidabilità del mezzo. Il team in rosa deve gestire il ritmo con lucidità, affrontando dune impegnative, lunghi tratti sabbiosi e sezioni tecniche, con un obiettivo chiaro: preservare il veicolo in vista della conclusione della Marathon.
In una giornata come questa, il cronometro passa in secondo piano. Il vero avversario è l’isolamento. Tagliare il traguardo significa entrare in una dimensione sospesa, dove non esistono meccanici, assistenza esterna né comfort.
Autonomia totale nel cuore del deserto
Come impone il regolamento della tappa Marathon, Serena Rodella e il Ladies Dakar Team possono contare solo sulle proprie forze. E una volta terminata la prova speciale, la giornata è tutt’altro che finita.
Manutenzione in completa autonomia, controlli accurati del mezzo e valutazione di eventuali criticità tecniche, utilizzando esclusivamente l’attrezzatura trasportata a bordo. Poi la gestione del bivacco: lontane da ogni supporto, le ragazze montano le tende, organizzano il riposo e preparano i pasti, immerse nel silenzio assoluto del deserto saudita.
Una notte spartana che fa parte della sfida, prima di tornare a combattere, ancora una volta, contro il deserto.


























