La nostra magica val dl’Elf non é solo la terra degli elfi delle fonti, delle streghe di Muzzano e delle fate coi “pé d’òca” ma é soprattutto la regione dove é meglio conservato un patrimonio dell’umanità come l’architettura rurale e montana.
Ce lo ricorda un libro importante e prezioso di Gino Falchero e Vittorio Canepa dal titolo “Valle Elvo. Alpeggi, borghi, gente e caratteristiche” pubblicato in ricca e curata veste editoriale da Botalla di Biella con l’aiuto dei Comuni e dell’Unione Montana.
In generale, i libri di interesse locale descrivono la realtà dei centri abitati maggiori e tendono a dimenticare la vita delle borgate periferiche.
Al contrario, questo importante ed originale librone valorizza soprattutto la colpevolmente dimenticata ma ancor vivace attività del mondo marginale e periferico della montagna e ne documenta gli sforzi tenaci e eroici per antropizzare un terreno difficile ed ostile.
Proprio per questo, al centro della pubblicazione vi sono gli alpeggi, i pascoli, le dirute costruzioni in pietra (i ‘fraidèl’ e le baite) e la resistenza tenace degli ultimi che tengono viva la nostra montagna.
Gli alpeggi della val dl’Elf coi loro nomi affascinanti ed ormai incomprensibili conservano un fascino misterioso perché sono residui d’una toponomastica spontanea preziosa ed originale: la Tura, Balmetta, Arcomune, Ardivobi, Bautiun, Chardon, Fubrach, Camali, Moriola, Deir Russ, Bugi, Paiasci, Moglia, Baros, Rajassa, Silm, Gnum, Lace, Buscajun, Valanca e così via.
Segni d’un mondo ormai perduto.
Va ricordato che diversi anni fa fu proprio uno studioso di Graglia, Jaco Calleri a dare alle stampe col “Centro Studi Biellesi” un approfondito studio scientifico sugli “Alpeggi biellesi”, analizandone le caratteristiche architettoniche originali, esaminando con competenza le origini dei loro nomi, valorizzando con la passione del patriota piemontèis l’originalità d’una civilizzazione nostrana, purtroppo messa a rischio dalla pianurizzazione, dalla massificazione e della colonizzazione delle Alpi, depredate delle loro ricchezze (le acque, soprattutto) e indifese di fronte al turismo irrispettoso.
Vi sono luoghi della val dl’Elf che conservano un fascino davvero misterioso e ne abbiamo parlato spesso. La Muanda, che in estate é tutta in fiore e dove sono stati eretti gli “òm ëd pera” attorno a cui danzano le streghe; le Salvine coi bucaneve, il “Pian dij mòrt” che ricorda antiche tragedie, le “bòre dij afé” con le caverne delle fate e soprattutto il “Dèir Saltzèr”, la maestosa scultura litica naturale d’un volto umano che sovrasta l’antica “Neustru”, ultimo rifugio dei Salassi.
E come se non bastasse, sopra al santuario di Graja si ascolta l’eco endecasillabo, unico al mondo assieme a quello delle terre degli Indiani d’America, barbarizzate dalla colonizzazione ‘bianca’.
Acque guaritrici e salvifiche sono il rio Gnum, rifugio dei piccoli ‘puciu’; la Janka, dimora delle fate e l’Elf dove, vive il piccolo Popolo.
Al di là del leggendario, non manca nel libro l’attenzione per la vita sociale autoctona, in particolare per il mestiere del margaro padrone dell’arte casearia, per la vita dei “ciolin” col ‘mal dla pera’ e per l’eroica esistenza degli ultimi pastori, veri e propri ‘anarchici della montagna’ irregolari poeti della natura,
La corposa parte iconografica che rappresenta l’aspetto più seducente ed affascinante del volume é frutto del lavoro fotografico di Marco Astrua, Marino Botalla Gambetta, Vittorio Canepa, Stefano Costa, Alberto e Gino Falchero, Marcello Mercandino, “Claro j Oscuro” di Stefano Muzzi, Paolo Sepioni oltre che del prezioso materiale d’archivio del Comune di Netro.
Al volume hanno collaborato anche Maria Pia Coda Forno, Paolo Sepioni e Giuseppe Ramella Trafighet.
Gli alpeggi dell’Elf meritano d’essere valorizzati come patrimonio dell’Umanità. Sono la monumentale architettura d’un Popolo libero.
Saremo grati a chi vorrà segnalarci realtà analoghe a quelle esaminate in questo articolo scrivendo a storiaribelle@gmail.
Il libro “Valle Elvo” é reperibile alla libreria “Ieri e oggi” di via Italia 22 a Biella.
























