Prosegue il programma della XXVI edizione di "Vita d'Artista", rassegna culturale organizzata al Casolare dei Campra di Graglia, in via Canale 3, che, per l'intero mese di luglio, trasforma il borgo in un laboratorio permanente di arte, storia e cultura del territorio.
Dopo l'inaugurazione di mercoledì 1° luglio, affidata al sindaco di Graglia Marco Astrua con la conferenza dedicata a "Ernesto Gastaldi sceneggiatore e regista", giovedì 2 luglio, alle ore 21.00, sarà protagonista Battista Saiu, antropologo e studioso delle tradizioni popolari, con l'incontro dal titolo "I püpe 'd la Màdona e la sacralità del latte".
L'appuntamento accompagnerà il pubblico in un percorso interdisciplinare che intreccia antropologia religiosa, iconografia medievale, storia della liturgia e cultura materiale, ricostruendo il profondo significato simbolico della maternità e del nutrimento nella tradizione cristiana occidentale e, in particolare, nel patrimonio artistico del Biellese.
La conferenza prenderà avvio dalla figura della Maria Lactans, la Vergine che allatta il Bambino, una delle immagini più antiche e teologicamente significative dell'arte cristiana. Lontana da una rappresentazione puramente sentimentale della maternità, questa iconografia traduce in immagini il mistero dell'Incarnazione: il Figlio di Dio assume pienamente la natura umana e riceve da Maria il nutrimento, che diviene segno della trasmissione della vita, della grazia e della salvezza.
La riflessione sarà inserita nel più ampio contesto della liturgia delle origini cristiane. Le più antiche tradizioni, documentate già tra II e IV secolo, descrivono infatti come, durante la celebrazione della Veglia pasquale e del Battesimo degli adulti, insieme al pane e al vino destinati all'Eucaristia venissero presentati anche due calici: uno contenente acqua e l'altro una miscela di latte e miele. Dopo aver ricevuto il pane consacrato e prima della comunione al vino, i neofiti bevevano questa preparazione simbolica.
Pur non conoscendone con certezza l'origine, numerosi studiosi la collocano nell'ambiente cristiano di Alessandria d'Egitto, nella prima metà del II secolo, dove la nuova liturgia assunse e trasformò linguaggi simbolici già presenti nel mondo mediterraneo.
Il significato era profondamente teologico. Come ricorda Tertulliano con l'espressione "Quasi modo geniti infantes”, presente nell’introito della Messa della seconda domenica di Pasqua (chiamata appunto Dominica in Albis o Domenica di Quasimodo), il Battesimo faceva rinascere spiritualmente il credente, rendendolo un bambino nella fede. Così come il latte costituisce il primo alimento dell'infanzia naturale, allo stesso modo latte e miele diventavano il nutrimento della nuova vita cristiana: il latte, quale simbolo della purezza, dell'innocenza e della maternità della Chiesa; il miele, quale immagine della dolcezza del Vangelo e della sapienza divina. Entrambi richiamavano inoltre la Terra Promessa, descritta dalle Sacre Scritture come la terra "dove scorrono latte e miele", anticipazione escatologica del Paradiso e della comunione definitiva con Dio.
In questa prospettiva, la Vergine Maria assume anche il ruolo di madre spirituale dell'intera comunità dei credenti. Il suo latte non rappresenta soltanto il nutrimento fisico del Bambino Gesù, ma diviene metafora della grazia, che alimenta la vita della Chiesa e accompagna il cammino dei battezzati.
La conferenza approfondirà inoltre le ragioni storiche che determinarono il progressivo oscuramento dell'iconografia della Madonna del Latte. Sebbene il Concilio di Trento (1545-1563) non abbia mai emanato un divieto esplicito nei confronti della Maria Lactans, il clima della Controriforma promosse una nuova sensibilità figurativa orientata verso immagini più composte, solenni e idealizzate.
Le disposizioni successive dei vescovi e dei riformatori dell'arte sacra favorirono una progressiva censura delle rappresentazioni considerate eccessivamente realistiche. Numerosi affreschi medievali furono intonacati, modificati o ridipinti, mentre il seno scoperto della Vergine venne spesso coperto con aggiunte pittoriche o con nuovi panneggi. Parallelamente, diminuì la committenza di nuove opere dedicate alla “Madonna allattante”, sostituite da altre tipologie iconografiche ritenute più conformi alla spiritualità post-tridentina.
Negli ultimi decenni, le campagne di restauro conservativo hanno consentito di recuperare numerose testimonianze di questo patrimonio figurativo, restituendo agli studiosi importanti documenti della religiosità medievale. Emblematico è il caso della chiesa di San Clemente di Occhieppo Inferiore, dove il recupero degli affreschi ha suscitato una significativa partecipazione popolare, culminata in una raccolta benefica destinata al restauro della preziosa Madonna del Latte custodita nel santuario.
Accanto alle immagini ritrovate grazie ai restauri, la serata presenterà anche uno dei più significativi esempi di Maria Lactans conservati nel Biellese: l'affresco custodito nel sacello dell'antico santuario eusebiano alpino di Santa Maria del Monte di Oropa, giunto sino a noi pressoché integro nei colori e nell'impianto originario. Lo sguardo sereno della Vergine continua ancora oggi a testimoniare una spiritualità nella quale maternità, nutrimento, fede e speranza convergono in un unico linguaggio simbolico, capace di attraversare i secoli e di parlare all'uomo contemporaneo.
L'incontro, a ingresso libero e gratuito con prenotazione obbligatoria (tel. 015 2593649 - 339 5405600), si inserisce nel calendario di "Vita d'Artista", manifestazione che, da ventisei anni, propone conferenze, concerti, recital, proiezioni e momenti di approfondimento, confermandosi uno dei principali appuntamenti culturali dell'estate biellese e un luogo privilegiato di dialogo tra ricerca storica, patrimonio artistico e identità del territorio.
























