In occasione di Sa Die de sa Sardigna, la festa che ogni anno rinnova il senso più profondo dell’identità isolana, giunge puntuale al Circolo Su Nuraghe di Biella la voce poetica di Nicola Loi. È un appuntamento atteso, quasi rituale, che unisce simbolicamente i Sardi della diaspora – i disterrados, gli emigrati, coloro che vivono lontano dalla propria terra – in una celebrazione che travalica i confini geografici per farsi appartenenza viva, quotidiana.
A Biella, nell’area monumentale di Nuraghe Chervu, la bandiera sarda si alza accanto al Tricolore italiano e al vessillo europeo, segnando visivamente un intreccio di identità e di storie. Nello stesso tempo, nell’Isola, dal 24 al 28 aprile 2026, Sassari e Cagliari diventano il cuore pulsante di un calendario fitto di appuntamenti: incontri storici, commemorazioni, attività pubbliche, musica e camminate urbane. che riportano al centro la cosiddetta Rivoluzione sarda.
È in questo contesto che si inseriscono i versi di Loi, capaci di restituire con immediatezza e profondità il sentimento di appartenenza
Oe est sa festa de mama Sardigna, / Ma nois la festamus donzi die.
Oggi è la festa di mamma Sardegna, ma noi la festeggiamo ogni giorno.
Parole semplici e solenni, che raccontano una verità diffusa tra i Sardi nel mondo: la Sardegna non è soltanto un luogo, ma una presenza costante, una radice che continua a nutrire anche a distanza.
La poesia si sviluppa in dieci quartine che attraversano la storia dell’Isola con sguardo partecipe e orgoglioso. Tra le figure evocate, emerge Eleonora d’Arborea, giudicessa illuminata che, nel XIV secolo, promulgò la Carta de Logu, uno dei codici giuridici più avanzati dell’epoca, rimasto in vigore fino al 1827. Nella rappresentazione poetica, Eleonora è posta “in mesu a ballu tundu”, al centro del ballo tondo, simbolo di comunità e continuità: una figura che ancora oggi incarna un’idea moderna di giustizia e rispetto, capace di abbracciare uomini, donne e persino gli animali, con uno sguardo sorprendentemente avanti sui tempi.
Accanto a lei, altre due grandi coscienze sarde: Antonio Gramsci ed Emilio Lussu.
“E sas mentes chi nos ant fatu onore… Gramsci, cun Lussu nos ant fatu onore, / Mai sa Sardigna l’ant lassada sola”.
Sono le menti che hanno dato lustro all’Isola, lasciando un’eredità intellettuale e morale che ancora oggi guida e interroga. Figure diverse, ma unite da un legame profondo con la propria terra, mai abbandonata nemmeno nei momenti più difficili.
La poesia di Loi si fa canto corale, attraversato da riflessione e orgoglio: l’orgoglio di un popolo che, pur spesso ai margini delle narrazioni ufficiali, ha contribuito in modo significativo alla storia, alla cultura e alla società. Un contributo talvolta disconosciuto, ma non per questo meno reale o meno incisivo.
Il testo, tradotto in italiano da Antonio Ledda e rivisto linguisticamente da Roberto Perinu, entrerà a far parte dell’antologia del progetto “Eya, emmo, sì: là dove il sì suona, s’emmo e s’eya cantant”. Un laboratorio che non è soltanto didattico, ma profondamente culturale: uno spazio in cui la lingua sarda viene coltivata come patrimonio vivo, strumento di identità e ponte tra generazioni.
Nello stesso spirito, si inseriscono anche gli incontri mensili transoceanici che collegano il Circolo Su Nuraghe di Biella con il Circolo Sardo Antonio Segni di La Plata, in Argentina. Attraverso la tecnologia, il dialogo tra comunità lontane si rinnova, mantenendo vive memorie condivise e rafforzando legami che il tempo e la distanza non hanno spezzato. In questi appuntamenti, i versi di Nicola Loi risuonano spesso come esercizio linguistico e momento di partecipazione collettiva, trasformandosi in voce comune.
Tra Biella e l’Argentina, si disegna una geografia affettiva che attraversa mari e continenti. È il riflesso della Sardegna stessa: terra isolata nel mare, ma capace, più di ogni altra cosa, di unire mondi diversi nel segno della cultura, della lingua e di una memoria che continua a generare futuro.
Sa Die de sa Sardigna
Oe est sa festa de mama Sardigna,
Ma nois la festamus donzi die.
Pro chie tenet alta cussa insigna,
Pro fagher’ festa no mirat cun chie.
In coro totucantos la tenimus,
Chie est inogh'e chie vivet fora.
In mesu a ballu tundu la jughimus,
Comente esserat bia Eleonora.
Sa terra nostra est che calamida,
Chi totus nos istringhet a su sinu.
Oe sos fizos, chi at dadu vida,
Cantant e basant su santu terrinu.
Terra de babbos nostros e de jajos,
Chi ant trabagliadu inoghe e fatu gherra.
E nd'ant seddadu de murros e bajos,
E giuntu juos in tota sa terra.
Sos pastores chi seculos ant curtu,
Da-e Gennargentu fin'a Campidanu.
In tramudada, fatu casu e murtu,
Cun canes fatu e anzones in manu.
Cun sas massajas nostras filonzanas,
De linu e de furesi tessidoras.
Tra sos laores in dies metzanas,
Mai istracas, sas bonas-messadoras.
E sas mentes chi nos ant fatu onore,
Chi ant lassadu sinnos pro iscola.
Gramsci, cun Lussu nos ant fatu onore,
Mai sa Sardigna l'ant lassada sola.
O'est sa die de totu s'istoria,
Siant in sos sentidos sos ammentos.
De totu sos eroes sa memoria,
Sos Bator Moros in sos bator bentos.
A totucantos, bona-festa sarda,
A chie totu la pensat che a nois.
Pro cumbater’ no est mai ora tarda,
Tra oras bonas e ais e ois.
A sos Sardos chi che vivent a tesu,
Dulche che mele unu pensamentu.
Chi cun sos coros vivides in mesu,
Pensende a sa Sardigna 'onzi momentu.
Nigolau Loi, 28 de Abrile 2026
Il Giorno della Sardegna
Oggi è la festa di mamma Sardegna,
Ma noi la festeggiamo ogni giorno.
Per chi tiene alta quell'insegna,
per far festa non guarda con chi.
Nel cuore tutti quanti l'abbiamo,
Chi è qua e chi vive fuori.
In mezzo a ballo tondo la portiamo,
Come fosse viva Eleonora.
La terra nostra è come calamita,
Che tutti ci stringe al seno.
Oggi i figli, chi ha dato vita,
Cantano e baciano il santo terreno.
Terra di nostri padri e di nonni,
Che hanno lavorato qui e fatto guerra.
E hanno sellato cavalli scuri e grigi,
E portato gioghi in tutta la terra.
I pastori che (per) secoli hanno anno corso,
Da Gennargentu fino a Campidano.
In transumanza, fatto formaggio e munto,
Con cani appresso ed agnelli in mano.
Con le massaie nostre filatrici,
Di lino e di orbace tessitrici.
Tra i raccolti in giornate avverse,
Mai stanche, le buone mietitrici.
E le menti che ci hanno fatto onore,
Che hanno lasciato i segni per scuola.
Gramsci, con Lussu ci hanno fatto onore,
Mai la Sardegna hanno lasciato sola.
Oggi è la giornata di tutta la storia,
Siano nei sentimenti i ricordi.
Di tutti gli eroi la memoria,
I Quattro Mori ai quattro venti.
A tutti quanti, buona festa sarda,
A tutti quelli che la pensano come noi.
Per combattere non è mai ora tarda,
Tra momenti buoni e “ais e ois” [lamenti].
Ai Sardi che vivono lontano,
Dolce come il miele un pensiero.
Che con i cuori vivete in mezzo,
Pensando alla Sardegna ogni momento.
Nicola Loi, 28 Aprile 2026
























