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Videogallery | 05 aprile 2026, 06:50

Lama Paljin Tulku Rinpoche: "Pasqua: desiderio di vita nel segno dell’amore e della gratitudine" VIDEO

La Pasqua, solennità tradizionalmente cristiana, assume oggi un significato più ampio e universale

Lama Paljin Tulku Rinpoche: "Pasqua: desiderio di vita nel segno dell’amore e della gratitudine"

Lama Paljin Tulku Rinpoche: "Pasqua: desiderio di vita nel segno dell’amore e della gratitudine"

In occasione della Pasqua, Lama Paljin Tulku Rinpoche ha voluto condividere un messaggio di riflessione e speranza, rivolto a credenti e non credenti.

"Viviamo momenti di irragionevoli conflitti: Papa Leone e il Dalai Lama, in occasione della Pasqua, sollecitano un ritorno alla ragione tra i potenti del
mondo, con un invito a deporre le armi e rinunciare alla violenza. Ovviamente e purtroppo le loro invocazioni restano inascoltate. Anche tutte le religioni che hanno come fondamento la compassione, la fratellanza e il dialogo, pregano oggi affinchè le guerre possano terminare e la pace riporti armonia e uguaglianza tra gli uomini di buona volontà.

Come sappiamo, la Pasqua è una solennità tradizionale per i Cristiani, ricorda il giorno in cui fu trovato vuoto il sepolcro di Gesù e quella resurrezione simboleggia la liberazione dalla morte e dalla schiavitù del peccato. La ricorrenza è ormai diventata una festa di primavera per i non credenti, che in essa vedono rifiorire la forza creativa della natura. È l'inizio di una nuova vita, che apre alla speranza di positivi cambiamenti. Ritengo che su questo concetto di speranza sarebbe opportuno riflettere, perché per molti “sperare” vuol dire attendersi che miracolosamente le cose cambino, che le avversità scompaiano di botto, che arrivi la fortuna. 

Invece, nel Buddhismo, “ sperare “ vuol dire aver fatto di tutto per ottenere un risultato e desiderare che i nostri sforzi diano frutto. Ovvero aver fiducia in noi stessi e in ciò che abbiamo seminato, perché solo noi siamo gli artefici della nostra buona sorte. Dunque, se la Pasqua simboleggia la resurrezione, è il caso di chiederci da cosa dovremmo risorgere. Innanzitutto dovremmo risorgere dall'offuscamento che i mezzi di comunicazione generano nelle nostre menti ormai sfibrate dallo stress, dall'ansia e dalla paura. Dovremmo inoltre affrancarci dalla schiavitù nei confronti di una tecnologia che rende tutto facile e affievolisce le nostre abilità intellettive, sostituite dalla Intelligenza Artificiale.

Sicuramente dovremmo rialzarci dalla crisi esistenziale che il mondo dell'apparenza nasconde dietro l'ingannevole soddisfazione del consumismo, produttore di sempre nuovi ed effimeri bisogni. Secondo il calendario orientale il 2026 è l'anno del cavallo di fuoco, una circostanza che si ripropone ogni sessant'anni ed è caratterizzata a livello personale dalle scelte e dall'eliminazione delle zavorre che rendono pesante il cammino di ciascuno verso la crescita interiore. E che incidono sul percorso evolutivo dell’intera umanità. 

È proprio in questo senso che laicamente dovremmo riflettere su una liberazione possibile, fatta di vicinanza, di condivisione e soprattutto di buoni propositi da mantenere. Infatti la nostra resurrezione sarà effettiva solo se sapremo liberarci dai vincoli tossici, dai legami travagliati, dall'avversione, dalle illusioni, da tutti i veleni che alimentano la nostra separazione dall'altro e ostacolano l'armonia e la pace. Il mio amico Giuseppe Macaluso, diceva nel corso delle sue sagge riflessioni: “ Mi auguro che il desiderio di vita che mi pervade sia nel segno della gratitudine e non dell’attaccamento…” Mi sembra un buon modo di andare incontro al cambiamento e lo prendo come spunto per i miei voti di buon auspicio. 

Possa questa Pasqua segnare l'inizio di una vera rinascita e il desiderio di vita rifiorire in ognuno di noi, e possa questa vita nuova svilupparsi all'insegna dell’amore e della gratitudine verso tutti gli esseri.

s.zo.

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