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COSTUME E SOCIETÀ | 31 marzo 2026, 07:00

Biella, la tradizione sarda prende forma negli intrecci di palma

Un sapere antico che diventa arte, preghiera e identità condivisa

Biella, la tradizione sarda prende forma negli intrecci di palma

Biella, la tradizione sarda prende forma negli intrecci di palma

Nelle pagine dei repertori simbolici, la palma emerge come una delle immagini più dense e luminose della tradizione occidentale: segno solare per eccellenza, emblema di esultanza, rettitudine e gloria. La sua crescita verticale, tesa verso il cielo, ne ha fatto nei secoli allegoria di fermezza morale e di successo duraturo. Già Plutarco osservava come la palma, sempre verde e mai spoglia, fosse ritenuta immagine perfetta della vittoria, capace di resistere al tempo senza perdere vigore.

Albero della vita e simbolo di rigenerazione, la palma racchiude in sé una duplice natura: nella sua forma slanciata richiama l’energia vitale e la fecondità, mentre i suoi frutti – i datteri – evocano una dimensione generativa e accogliente. Non a caso, nel Cantico dei Cantici, la bellezza femminile viene paragonata alla palma, capace di donare frutti anche nella maturità, diventando immagine di longevità e pienezza.

Nel Cristianesimo, il valore simbolico si arricchisce ulteriormente: “il giusto fiorirà come la palma”, recita il salmo, consegnando a questa pianta il significato di immortalità e benedizione divina. Accostata talvolta alla Fenice, diventa segno di rinascita e di vita oltre la morte. I suoi rami accompagnano l’ingresso trionfale di Cristo a Gerusalemme e, da allora, incarnano la vittoria sulla morte, la gloria dei martiri e la promessa del Paradiso. Non è un caso che, nelle prime comunità cristiane di Roma, la palma fosse anche un diffuso emblema funerario e il segno distintivo dei pellegrini di ritorno dalla Terrasanta.

È dentro questa trama di significati che si colloca la celebrazione della Domenica delle Palme, memoria viva dell’ingresso di Gesù a Gerusalemme. A Biella, il Circolo Culturale Sardo Su Nuraghe rinnova ogni anno questo rito dando forma a un patrimonio che travalica i confini geografici. Nella terra di accoglienza piemontese, il gesto antico dell’intreccio delle palme diventa ponte tra Sardegna e Continente, nel solco di Sant’Eusebio di Cagliari, primo vescovo di Vercelli nel IV secolo, inviato da Papa Giulio I in un Piemonte ancora pagano.

«La processione per la consegna delle palme è un modo unico e splendido per annunciare la Pasqua», ha sottolineato mons. Roberto Farinella, accogliendo la delegazione sarda in episcopio. Parole che richiamano il valore profondo di questi gesti: in una società frammentata, la riscoperta delle tradizioni non suscita soltanto curiosità, ma riattiva un patrimonio di valori radicati, quasi inscritti nella coscienza di ciascuno.

Le palme, recise con rispetto, custodiscono già nei loro filamenti la promessa pasquale. Le foglie più giovani, rese chiare e duttili dall’assenza di luce e da un’attenta umidificazione, vengono raccolte nei giorni che precedono la festa, portando con sé un linguaggio fatto di attesa, speranza e rinascita. Nelle mani esperte degli artigiani, queste fibre si trasformano in architetture leggere: trame sottili, arabeschi vegetali, ricami effimeri, quasi sospesi tra terra e cielo.

Ogni palma è un’opera unica, fragile e preziosa, in cui l’estetica si intreccia con la spiritualità. Non è soltanto una decorazione, ma una preghiera visibile, affidata alla sapienza dei gesti. Il lavoro prende avvio da modelli tramandati nel tempo, custoditi spesso in ambito familiare, dove l’arte dell’intreccio si muta in continuità quotidiana.

Anche quest’anno, la realizzazione è stata affidata alla dedizione della famiglia Scannella-Lantero, che ha coinvolto i più piccoli nella creazione delle croci da appuntare sul petto: un passaggio simbolico che unisce generazioni e rinnova il senso di appartenenza. Un rito domestico e silenzioso, che si apre alla comunità trasformandosi in agire di tutti.

Particolarmente significativa, per il 2026, la palma arricchita con “su siddu”, la sfera posta al vertice dell’intreccio. Dono della comunità sarda al vescovo, questo elemento racchiude un simbolismo universale: richiama l’idea di compiutezza e autorità, ma anche l’archetipo dell’uovo cosmico, origine della vita e immagine primordiale della creazione.

Le palme, autentiche espressioni di arte effimera, sono state consegnate ufficialmente il 28 marzo presso il Vescovado di Biella. La cerimonia è stata accompagnata dalle “Voci di Su Nuraghe” e dal suono ancestrale delle launeddas, strumenti che evocano un tempo arcaico e profondo. Una breve processione ha attraversato le vie cittadine, portando con sé colori, suoni e simboli della tradizione sarda.

Ne è scaturito un momento di intensa partecipazione emotiva, in cui musica, fede e memoria si sono fuse in un’unica narrazione. Non semplice rievocazione, ma presenza viva di una religiosità popolare capace di trasmettere il senso della comunità.

In un tempo segnato da fratture e dispersioni, la palma intrecciata continua a parlare con voce antica e attuale: fragile e luminosa, resta segno tangibile di una fede che si fa gesto, memoria che si rinnova, speranza che, come il suo verde perenne, non conosce stagione.

C.S. Battista Saiu, Su Nuraghe

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