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COSTUME E SOCIETÀ | 04 febbraio 2026, 06:50

“Biella ma non ci vivrei”: uno sticker che fa discutere e interroga la città

Provocazioni urbane e realtà dei fatti: cosa sta diventando Biella oggi

“Biella ma non ci vivrei”. Una frase secca, provocatoria, comparsa su alcuni cartelli cittadini, tra cui uno in viale Macallè. Uno sticker piccolo nelle dimensioni, ma capace di sollevare una domanda grande: perché?

La prima riflessione è inevitabile. Chi ha deciso di far stampare e affiggere questi adesivi, prendendosi il tempo (e sostenendo la spesa) per trasformare un pensiero in un gesto pubblico, probabilmente non vive a Biella. O forse sì, ed è proprio questo il punto. Ma chi lancia messaggi di questo tipo è consapevole che negli ultimi anni in città hanno riaperto tre hotel chiusi da tempo? Sa che sono aumentate le strutture ricettive come i B&B? E sa che il mercato immobiliare, complice anche il calo dei prezzi, è oggi in fermento grazie a molte persone che hanno scelto di acquistare casa proprio qui?

Biella non è una città perfetta. Non lo è mai stata, e non lo è oggi. E' vero, ma è una città che, negli ultimi anni, ha avviato un percorso di cambiamento visibile. Lo dimostrano gli interventi di riqualificazione urbana: la nuova piazza Vittorio Veneto, diventata uno spazio vivo con mercatini quasi settimanali, i lavori in corso in via Italia con il rifacimento del pavé, il rinnovamento di scuole e spazi pubblici.

Quartieri e frazioni sono tornati al centro dell’attenzione amministrativa, via Lamarmora ha cambiato volto con nuove aiuole, e sono stati ottenuti finanziamenti per un nuovo ingresso alla città da via Trossi. Biella dispone oggi di un Palaforum che poche città hanno, ha ospitato eventi di rilievo come l’Adunata degli Alpini e continua a essere scelta per manifestazioni sportive e culturali, come il campionato italiano di slalom di sci degli Alpini in programma nel fine settimana. E poi c'è il Santuario di Oropa. E sicuramente avremo dimenticato qualcosa, chiedo scusa, ma le cose sono tante.

Certo, restano criticità. Il decoro urbano è spesso al centro delle lamentele: buche sulle strade, scarsa manutenzione in alcune zone, e il problema (mai risolto) delle deiezioni canine. In quest’ultimo caso, però, la responsabilità non è degli animali, ma di comportamenti incivili da parte dei proprietari.

E allora la domanda resta aperta: perché affiggere sticker che svalutano l’immagine della città proprio mentre Biella cerca di voltare pagina, di andare oltre il passato tessile, puntando su turismo, cultura e qualità della vita?

Forse più che una critica, quegli adesivi raccontano una frattura: tra chi vede solo ciò che manca e chi prova a costruire, passo dopo passo, una città diversa. Una città che non chiede applausi, ma almeno di non essere liquidata con uno slogan.

redazione

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