Il mondo del gioco d'azzardo pubblico, compresi i casino sul web, non è un mondo effimero come si vuole far passare dai media alla opinione pubblica. É un settore molto importante per l'economia del nostro italico Paese, provvede ad occupare migliaia di risorse, ha messo in campo idee nuove e tecnologiche nella produzione delle sue apparecchiature e non si può conseguentemente esimere dal constatare che lo stesso mondo, qualora non bene approcciato da taluni soggetti facilmente influenzabili o deboli caratterialmente, possa diventare un boomerang e provocare derive importanti e spiacevoli, anziché puro divertimento.
Questo ha portato, e continua a portare,le imprese che di gioco vivono a studiare e mettere in campo strategie funzionali e realistiche che possano contrastare il gioco problematico con la prevenzione, l'informazione, la cultura del gioco: questo fanno gli addetti ai lavori e le associazioni del settore che proteggono i propri assistiti. Da qui discende anche una valutazione di quello che fanno “i benpensanti” per combattere, però, il gioco in generale e quello che forse di poco fanno per il contrasto al fenomeno del gioco problematico.
Si è visto che in più Regioni i famigerati distanziometri non hanno poi contribuito più di tanto alla salvaguardia del territorio e sono diventati “quasi un mezzo politico” e non certo sanitario per tante Amministrazioni comunali. Lo stesso si può dire per la restrizione degli orari di funzionamento delle apparecchiature da intrattenimento, almeno per come sono state messe in atto, che hanno ottenuto soltanto una sorta di transumanza dei giocatori da questa a quella città, aumentando solo il disagio di chi “vorrà sempre giocare” e troverà, quindi, il posto dove farlo.
E poi si vuole esaminare il discorso dei famosi marchi “no-slot” diventati il simbolo di qualcuno e che, in ogni caso, si sono estesi a tutta la Penisola e presi come baluardo della “moralità” e dell'attaccamento ed il rispetto dei vari territori. Ma sarà in effetti così? Oppure questo marchio, chiaramente discriminante, ha avuto solo il risultato di apporre scontistiche da parte dei Comuni su tasse di vario tipo con la presentazione di varie domande, da parte degli esercenti perbenisti, per avere accesso ai fondi a titolo “perduto” per il rinnovo dei locali?
Questo sembra veramente “l'indirizzo” che i famigerati marchi “no-slot” hanno intrapreso e la richiesta di accesso ai “fondi a titolo perduto” una sorta di jingle che in alcuni uffici comunali ha iniziato a suonare da parte di quei titolari di punti vendita che non hanno (oppure che hanno smesso di tenere) le apparecchiature di gioco lecito Awp. Infatti, nella documentazione che si presenta per una pratica “di accesso ai fondi perduti” si esige la certificazione attinenti la mancata presenza di apparecchi leciti per il gioco, unitamente all'eterno impegno a non installarne mai più in un futuro.
Non si deve dimenticare che in un contesto commerciale ludico, ove la fiscalità del Preu ha eroso assai pesantemente anche le spettanze dei vari esercenti, i diecimila euro annui che quattro apparecchi Awp garantiscono come entrata netta possono essere ammortizzati con altre entrate. Ma quali ci si domanda? Gratta&Vinci, lotto e derivati, scommesse sportive, servizi a pagamento bollette abbinati a terminali delle lotterie a estrazione. Questo è l'effetto del marchio “no-slot” e l'efficacia per il contrasto al gioco problematico!




















