Quattro giorni di musica, cultura e spiritualità per celebrare il valore delle identità che dialogano: una festa per unire generazioni, territori e persone, creando nuove opportunità per Piemonte e Sardegna.
Musiche, immagini, danze e racconti di vita animeranno i quattro giorni dedicati alla Sardegna a Biella, trasformando il centro cittadino in un grande crocevia di culture e tradizioni. Sul maxi schermo scorreranno paesaggi, volti e memorie delle due regioni, mentre flauto, chitarra e violino accompagneranno dal vivo un viaggio emozionale capace di unire territori geograficamente distanti ma storicamente vicini.
Il “Festival delle Identità – Paesaggi sonori tra Piemonte e Sardegna” non sarà soltanto una rassegna di spettacoli, ma un laboratorio di comunità dove culture diverse si incontrano e si riconoscono. Un'occasione per valorizzare il patrimonio materiale e immateriale delle due terre, favorendo la conoscenza reciproca, il turismo culturale e la promozione delle eccellenze locali. Un valore aggiunto che si traduce in opportunità concrete per il territorio, grazie alla presenza di artisti, visitatori e appassionati che contribuiscono a rafforzare i legami tra Piemonte e Sardegna, generando ricadute culturali, sociali ed economiche.
Il momento culminante sarà rappresentato dal grande incontro bandistico di sabato sera, quando otto bande musicali convergeranno da quattro diverse piazze della città per ritrovarsi nel cuore della manifestazione. Un'immagine di straordinaria forza evocativa: strumenti, uniformi e tradizioni differenti che avanzano verso un unico centro, come affluenti di uno stesso fiume. La musica, linguaggio universale che non conosce confini, diventerà simbolo di dialogo e di partecipazione.
Alle ore 21 di sabato 20 giugno salirà sul palco il Gruppo Coreutico “Massaieddas de Campidanu”, ‘Piccole Donne di Campidano’ proveniente da San Nicolò d'Arcidano, nel cuore del Medio Campidano. Fondato nel 1981, il sodalizio rappresenta una delle più significative realtà impegnate nella ricerca e nella valorizzazione del patrimonio etnografico sardo. A Biella, porterà in scena coreografie prevalentemente femminili interpretate da giovanissime artiste, testimonianza concreta di quel passaggio tra generazioni che consente alle tradizioni di continuare a vivere, rinnovandosi senza perdere autenticità.
Dal 2012 il gruppo si è arricchito della presenza de “Is Massaieddas de Campidanu”, formazione che attinge allo scrigno della memoria femminile sarda. Danze, costumi e gestualità raccontano storie di lavoro, di relazioni e di vita quotidiana, quando le regole sociali scandivano anche i modi del ballare e dello stare insieme. Particolarmente suggestiva sarà la danza del cestino, eseguita con i tradizionali contenitori sorretti sul capo mediante il cercine, evocazione poetica di una pratica antica che trasformava la fatica in eleganza e il gesto quotidiano in espressione di armonia.
Le coreografie saranno accompagnate dal ballo cantato, ritmato dalla sola voce umana, eco di un tempo in cui gli strumenti musicali erano riservati alle grandi occasioni. A Biella, tuttavia, la festa sarà resa ancora più coinvolgente dal suono dell'organetto diatonico di Paolo Canu.
Domenica 21 giugno, alle ore 16, il Festival accoglierà una delle esperienze più significative dal punto di vista umano e sociale. Sul palco salirà il gruppo “Anche Noi Ci Siamo” di Rivoli, nato all'interno del Cagliari Club “Gigi Riva”. Il progetto, ideato nel 2018 da Antonio Cau ed Efisio Carta, coinvolge sette persone con abilità diverse, di età compresa tra i 30 e i 60 anni, che interpretano canti della tradizione sarda.
La loro presenza rappresenta uno dei messaggi più profondi dell'intera manifestazione. Non esistono identità complete se qualcuno viene lasciato ai margini. Per questo il Festival sceglie di dare spazio e voce a tutti, riconoscendo nelle diversità una ricchezza e non un limite. Sul palco non saliranno soltanto dei cantori, ma il volto più autentico di una comunità che cresce insieme, senza escludere nessuno.
Un patrimonio umano che diventa anche risorsa per lo sviluppo turistico e sociale.
Alla dimensione festosa si affiancherà quella spirituale. La colonna sonora più intensa e raccolta sarà affidata al Coro a Cuncordu Sant'Antonino Abate di Villa Sant'Antonio, piccolo centro dell'Alta Marmilla, in provincia di Oristano. Saranno loro ad accompagnare la Santa Messa di domenica 21 giugno, alle ore 9, nella Basilica di San Sebastiano di Biella, impreziosendo la liturgia con il canto gregoriano sardo “a tonu sardu”.
Si tratta di una tradizione plurisecolare giunta fino ai nostri giorni grazie alla dedizione di generazioni di cantori che hanno custodito e tramandato un patrimonio di straordinario valore. Le voci di Maurizio Atzori, Paolo Atzori, Narciso Cuccu, Luigino Cuccu, Samuele Atzori, Riccardo Masi e Giorgio Pau intesseranno armonie antiche che conservano intatta la loro forza evocativa, trasportando i fedeli in una dimensione sospesa tra terra e cielo.
Il repertorio del coro abbraccia l'intero anno liturgico, dai canti del Natale a quelli della Settimana Santa, della Pasqua e delle festività patronali. A rendere ancora più speciale la celebrazione biellese sarà l'esecuzione dei “Gosos de Nostra Signora di Oropa”, Lodi che per la prima volta risuoneranno “a tonu sardu”, suggellando in musica e preghiera l'antico legame tra Piemonte e Sardegna.
Non sarà soltanto una festa. Sarà il racconto corale di comunità che scelgono di riconoscersi l'una nell'altra, custodendo le proprie radici senza rinunciare all'incontro. Le note delle bande, il ritmo delle danze, le voci antiche del canto sacro e l'entusiasmo dei giovani disegneranno una geografia dell'anima nella quale Piemonte e Sardegna si scoprono più vicini di quanto dicano le carte geografiche e non solo.
In un tempo che spesso enfatizza le differenze come motivo di separazione, il Festival delle Identità sceglie la strada opposta: trasformarle in occasione di conoscenza, crescita e bellezza condivisa. Perché ogni cultura è un dono che si completa nell'incontro con l'altra, e ogni persona, indipendentemente dalla propria storia, dalle proprie condizioni o abilità, porta con sé un tassello indispensabile del mosaico comune.
Per quattro giorni, Biella diventerà una piazza aperta sul Mediterraneo e sulle Alpi, un luogo dove le tradizioni dialogano con il futuro, dove la memoria genera nuove opportunità e dove l'accoglienza si traduce in valore culturale, sociale, turistico ed economico per entrambe le terre.
Sarà, in fondo, una celebrazione dell'umanità che unisce: un canto collettivo nel quale nessuna voce è troppo lontana per essere ascoltata e nessuna differenza troppo grande per non diventare armonia.
























