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CRONACA | 29 maggio 2026, 08:30

Aggressione nel carcere di Biella, due agenti feriti: i sindacati chiedono interventi urgenti

Aggressione nel carcere di Biella, due agenti feriti: i sindacati chiedono interventi urgenti

Aggressione nel carcere di Biella, due agenti feriti: i sindacati chiedono interventi urgenti

Due agenti della Polizia Penitenziaria sarebbero rimasti feriti in seguito a un’aggressione avvenuta, giovedì 28 maggio, all’interno della Casa Circondariale di Biella. L’episodio, secondo quanto riferito dai sindacati, si sarebbe verificato nel reparto isolamento, sezione destinata a detenuti con profili di particolare criticità.

A denunciare l’accaduto sono la FNS CISL Piemonte Orientale e il SiNAPPe, che esprimono forte preoccupazione per le condizioni in cui opera il personale penitenziario. Secondo le sigle sindacali, l’aggressione sarebbe stata compiuta da un detenuto italiano. Uno degli agenti avrebbe riportato lesioni giudicate guaribili in 10 giorni, mentre per un sovrintendente sono stati disposti accertamenti sanitari. Il SiNAPPe riferisce inoltre che a uno dei feriti sarebbe stata riscontrata la frattura di una vertebra.

La FNS CISL Piemonte Orientale esprime “massima solidarietà e vicinanza ai colleghi feriti”, sottolineando però che “non possiamo limitarci alla solidarietà. Episodi di questa gravità confermano come il personale in prima linea sia costantemente esposto a rischi intollerabili. Il reparto isolamento necessita di un monitoraggio continuo e di tutele reali”.

Il sindacato ha annunciato di aver inviato una formale segnalazione alla Direzione dell’istituto, chiedendo l’applicazione della circolare DAP n. 3693/6143 del 2023, relativa al trasferimento d’urgenza dei detenuti responsabili di aggressioni fisiche ai danni del personale.

“Non sono ammessi ritardi – prosegue la FNS CISL –. L’allontanamento del ristretto è l’unico segnale concreto per ripristinare la serenità lavorativa ed evitare che passi un pericoloso messaggio di impunità all’interno delle sezioni detentive”.

Sulla vicenda interviene anche Raffaele Tuttolomondo, segretario nazionale del SiNAPPe, che parla di una situazione “fuori controllo” e sollecita interventi urgenti da parte dell’Amministrazione Penitenziaria e del Ministero.

“Non è più tollerabile assistere passivamente al bollettino di guerra che quotidianamente arriva dalle nostre carceri – dichiara Tuttolomondo –. La gestione dei detenuti con patologie psichiatriche, lasciati nelle sezioni detentive ordinarie senza supporti adeguati, è una bomba a orologeria che puntualmente esplode tra le mani delle donne e degli uomini della Polizia Penitenziaria”.

Secondo il SiNAPPe, l’episodio sarebbe nato per futili motivi, legati all’impossibilità del detenuto di mettersi in contatto telefonico con un familiare. Il sindacato riferisce inoltre che il ristretto sarebbe affetto da gravi problemi psichiatrici e avrebbe competenze nelle arti marziali, circostanze che avrebbero reso l’aggressione particolarmente violenta.

“Se a questo si aggiunge la mancanza di tutele e di protocolli d’intervento efficaci di fronte a soggetti con elevata capacità offensiva – aggiunge Tuttolomondo – il quadro diventa drammatico. Servono strutture idonee per i soggetti psichiatrici e tutele reali per chi indossa questa divisa. Non possiamo aspettare che ci scappi il morto per vedere un cambiamento”.

Le organizzazioni sindacali esprimono vicinanza agli agenti feriti e chiedono un intervento tempestivo da parte dei vertici dell’Amministrazione Penitenziaria, a tutela del personale impegnato ogni giorno all’interno della struttura.

C.S., G. Ch.

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