Domenica 19 aprile a Sostegno, presso il Museo del Bramaterra in frazione Casa del Bosco, si è svolto un evento dedicato a un grande vino di nicchia: il Bramaterra, già citato in un’antica pergamena del 1447.
Il vino è prodotto in un territorio che rappresenta una vera perla dell’Alto Piemonte. La zona vitivinicola si estende su sette comuni divisi tra due province: quella di Biella, con Sostegno, Villa del Bosco, Curino, Brusnengo e Masserano, e quella di Vercelli, con Roasio e Lozzolo. Il territorio è unico per i suoi terreni acidi di origine vulcanica (Supervulcano della Valsesia); questa composizione minerale, derivante da antiche eruzioni, conferisce al vino una sapidità e una longevità distintive.
La vicinanza del Monte Rosa e, ancor di più, delle montagne della Valle Sessera, funge da barriera naturale contro i venti freddi del Nord, creando un microclima favorevole alla coltivazione di Nebbiolo, Croatina e Vespolina, che concorrono a formare questo grande vino. Il Bramaterra oggi è considerato uno dei “Nebbioli dell’Alto Piemonte” più distintivi, proprio per via del suo sottofondo minerale amarognolo e della sua capacità di invecchiare per decenni.
L’evento è stato promosso dall’Associazione Interprovinciale per la Vitivinicoltura di Pregio nelle aree collinari del Bramaterra e Lessona, e organizzato dall’Associazione culturale "Il Boggio" ODV. Quest'ultima, occupandosi di storia e cultura, ha portato all’attenzione degli ospiti la storia della vite e della vinificazione ma, soprattutto, la coltivazione dei vigneti in questi territori dal tempo dei Romani a oggi. Una particolare attenzione è stata dedicata alla figura di Don Paolo Antoniotti, uomo chiave tra la fine dell’Ottocento e l'inizio del Novecento per l'area che porta il nome di questo prestigioso vino: il territorio del Bramaterra, che si estende dalla frazione Casa del Bosco di Sostegno fino al comune di Lozzolo.
Sono intervenuti i sindaci di sei comuni del comprensorio (Lozzolo, Sostegno, Curino, Villa del Bosco, Roasio, Brusnengo) e, come relatore, il dottor Lorenzo Ceruti, presidente dell’Associazione Interprovinciale nonché produttore. Ceruti ha spiegato le caratteristiche distintive di questo vino e la sua rinascita qualitativa, sottolineando come piccole aziende artigianali abbiano recuperato vigneti storici nei sette comuni, puntando su rese bassissime, lunghi affinamenti in legno e — come nel caso della sua realtà — su una gestione sostenibile dei vigneti.
È seguito un breve intervento del produttore Lorenzo Rovero di Sostegno, che ha parlato della passione che i giovani coltivatori pongono oggi come fondamento di una viticoltura capace di integrare tradizione e tecnologia, puntando sulla sensibilità per la transizione ecologica e sul biologico, come avviene nella sua azienda.
Infine è intervenuto lo storico produttore e maestro Odilio Antoniotti, che ha portato la sua esperienza di vinificatore tramandata di generazione in generazione da oltre 150 anni, ottenendo premi e riconoscimenti; con lui il figlio Mattia, che porta avanti la tradizione di famiglia con lo spirito imprenditoriale necessario oggi. Al termine della conferenza è stata offerta una degustazione dei vini presentati dalle aziende vitivinicole di Lorenzo Ceruti, Lorenzo Rovero, Odilio e Mattia Antoniotti e Stefano Vampari.
Parliamo della degustazione, il vero cuore di questo vino. Ha un nome evocativo, è vero, ma è l'aspetto visivo che ti conquista per primo: lo sollevi in controluce e quel colore granato, con riflessi aranciati che ricordano i gioielli di una volta, ti rapisce. Al primo sorso, tenuto un istante tra lingua e palato, sprigiona un mondo di profumi. Non puoi capire tutto subito; devi dargli tempo, ascoltarlo. È il classico vino da meditazione, perfetto da abbinare ai momenti migliori: una buona tavola, una lettura intensa o una chiacchierata tra amici.
Un vino antico ed allo stesso tempo moderno, non scontato, oseremmo dire contemporaneo ma senza tempo come un quadro di Gustav Klimt.
























