Il mercato del lavoro piemontese nel 2025 mostra un quadro a due velocità: da un lato l’occupazione complessiva tiene, dall’altro crescono la disoccupazione e le difficoltà delle imprese nel trovare personale qualificato. A incidere maggiormente è la frenata dell’industria, mentre commercio, turismo e costruzioni mostrano segnali di crescita.
Secondo i dati elaborati da Unioncamere Piemonte su base Istat, nel 2025 gli occupati in regione sono stati 1 milione e 863mila, circa 9mila in più rispetto al 2024 (+0,5%). Nonostante questo aumento, il tasso di occupazione è leggermente sceso al 68,9%, mentre il numero dei disoccupati è cresciuto di 13mila unità, portando il tasso di disoccupazione al 6,0% (era il 5,4% l’anno precedente).
Anche la disoccupazione giovanile mostra segnali di peggioramento: tra i 15 e i 24 anni il tasso è salito al 19,3%, un valore inferiore alla media italiana (20,6%) ma ancora nettamente più alto rispetto alla media europea, che si attesta attorno al 15%.
Industria in calo, crescono servizi e costruzioni
Analizzando i diversi settori economici emergono dinamiche molto diverse. Il comparto con la crescita più significativa è quello del commercio e turismo, che registra un aumento dell’occupazione del 6,2%, seguito dalle costruzioni (+4,1%) e dall’agricoltura (+1,3%).
Il dato più negativo riguarda invece l’industria in senso stretto, che segna una flessione del 3,7% degli occupati. Una contrazione che pesa sul risultato complessivo del mercato del lavoro regionale.
Nel complesso, il lavoro dipendente cresce dello 0,8%, mentre cala leggermente quello autonomo (-0,8%). L’aumento riguarda soprattutto il lavoro a tempo pieno (+2,3%), mentre diminuisce in modo marcato il part-time (-9,7%).
Titolo di studio e occupazione
I dati evidenziano anche differenze legate al livello di istruzione. Nel 2025 gli occupati con diploma sono quelli che crescono di più (+2,3%), seguiti dai laureati (+0,3%). Al contrario, diminuisce l’occupazione tra chi possiede titoli di studio più bassi (-2,7%).
Il divario tra uomini e donne nel lavoro si riduce, ma resta significativo: il tasso di occupazione maschile è del 74,8%, mentre quello femminile si ferma al 63,0%, con una differenza di 11,8 punti percentuali, comunque inferiore rispetto al gap medio nazionale.
Assunzioni in calo nella primavera 2026
Guardando alle prospettive per il 2026 emergono segnali di rallentamento. Le imprese piemontesi prevedono circa 27.490 assunzioni nel mese di marzo e 83.080 nel trimestre marzo-maggio, ma i numeri risultano inferiori rispetto allo scorso anno: si tratta di 1.780 ingressi in meno rispetto a marzo 2025 e di oltre 4mila assunzioni in meno nel trimestre.
La maggior parte delle opportunità di lavoro riguarda contratti da lavoro dipendente (81%), mentre l’11% è rappresentato da lavoro in somministrazione. Quote minori sono destinate a collaborazioni (2%) e ad altre forme di lavoro non alle dipendenze (6%).
Tra i contratti per i dipendenti prevalgono quelli a termine (53%), seguiti dal tempo indeterminato (20%) e dall’apprendistato (6%).
Il problema del mismatch
Uno dei problemi principali resta il disallineamento tra domanda e offerta di lavoro. In Piemonte quasi una assunzione su due (46,5%) risulta difficile da realizzare, una quota leggermente superiore alla media nazionale.
Nel 29,3% dei casi il problema è la mancanza di candidati, mentre nel 13,3% delle situazioni le imprese segnalano una preparazione non adeguata rispetto alle competenze richieste.
Come sottolinea il vicepresidente di Unioncamere Piemonte Massimiliano Cipolletta, il mercato del lavoro regionale presenta «segnali contrastanti»: se l’occupazione complessiva tiene, preoccupano la frenata dell’industria, la crescita della disoccupazione e la difficoltà delle imprese nel trovare personale con le competenze necessarie.
























