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COSTUME E SOCIETÀ | 14 febbraio 2026, 12:27

Un ponte d’amore tra Sardegna e Biella

Poesia, identità e tradizione nel segno di san Valentino al Circolo Su Nuraghe

Un ponte d’amore tra Sardegna e Biella, nell’immagine, rosa dal giardino alpino di Valle San Nicolao

Un ponte d’amore tra Sardegna e Biella, nell’immagine, rosa dal giardino alpino di Valle San Nicolao

Nella poesia di Nicola Loi di Ortueri, inviata al Circolo Culturale Sardo “Su Nuraghe” di Biella in occasione della ricorrenza di san Valentino, si coglie con chiarezza come l’impiego della lingua ancestrale si riveli strumento espressivo attuale, capace di parlare nella contemporaneità e della contemporaneità, con accenti di intensa partecipazione emotiva e civile.

La festa del 14 febbraio, ormai stabilmente inserita tra le ricorrenze civili più sentite dagli innamorati, affonda le proprie radici in una trama di tradizioni, che intrecciano devozione cristiana e memorie dell’antichità.

San Valentino, vescovo e martire del III secolo, venerato come patrono degli innamorati, è figura storica e simbolica al tempo stesso: la sua memoria si sovrappone e, in parte, si sostituisce agli antichi Lupercali romani, riti di fertilità e rinnovamento stagionale. La Chiesa istituì la celebrazione del santo proprio per orientare tali consuetudini verso un orizzonte spirituale, trasformando il significato della festa in una testimonianza di amore inteso come dono, dedizione e fedeltà.

La tradizione popolare ricorda il coraggio del vescovo di Terni – San Valentino – che avrebbe celebrato matrimoni nonostante il divieto imperiale, difendendo fino al sacrificio estremo il valore dell’unione affettiva e familiare. In questa prospettiva, il significato profondo della ricorrenza supera la dimensione commerciale e consumistica per restituire all’amore la sua dimensione più autentica: legame che unisce, sostiene e orienta le esistenze.

Proprio a tale dimensione si richiama la lirica di Nicola Loi, nella quale l’amore è presentato come forza generatrice capace di dare senso al vivere. «Cando creschent in coro sos fiores, / e ponet in cuss’ora diciosìa», scrive il poeta, evocando l’immagine di un cuore fiorito che genera gioia e rinnovamento. È un sentimento che, quando si radica e si consolida, diviene capace di superare le stagioni avverse dell’esistenza: «Duas animas d’amore pienas, / faghent caminu, manu in sa manu. / Afrontant dogni bene, cun sas penas, / su fritu ierru e tebidu ’eranu». Due anime colme d’amore, dunque, percorrono insieme il cammino della vita, affrontando con coraggio e complicità le prove e le gioie, il freddo dell’inverno e la dolcezza della primavera.

La composizione poetica, nella rivisitazione curata da Roberto Perinu, confluirà nell’antologia del Laboratorio linguistico “Eya, emmo, sì: là dove il sì suona, s’emmo e s’eya cantant”. Si tratta di un progetto didattico e culturale che promuove l’apprendimento della lettura e della scrittura nell’idioma materno contemporaneo, rafforzando il valore della lingua quale veicolo di identità, memoria e dialogo intergenerazionale.

L’iniziativa si inserisce nel più ampio laboratorio linguistico transoceanico che unisce idealmente il sodalizio biellese al Circolo Sardo “Antonio Segni” di La Plata, in Argentina, attraverso incontri periodici sulla piattaforma digitale. Un ponte simbolico e culturale tra comunità geograficamente lontane, ma profondamente unite dalla poesia, dalla lingua e da quella fiamma identitaria che, da secoli, continua a riscaldare e illuminare il cammino dei Sardi nel mondo.

Battista Saiu

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