C'è un linguaggio che precede la parola e continua a parlare agli uomini di ogni tempo. Non conosce alfabeti né confini: nasce dal respiro e diventa richiamo, canto, gioco, preghiera, segnale, memoria. È il fischio, una delle più antiche espressioni sonore dell'umanità, capace di attraversare i secoli come il vento che valica montagne e mari, unendo terre lontane in un'unica vicenda umana.
Domenica 2 agosto, alle 16, nelle sale del Museo delle Migrazioni, Cammini e Storie di Popoli, in via Fiume 12, a Pettinengo, sarà inaugurata la nuova esposizione permanente dedicata a circa un centinaio di fischietti provenienti da culture e continenti diversi. Un patrimonio raccolto e ordinato da Guido Antoniotti, curatore dell'allestimento, che trasforma piccoli manufatti in autentici narratori del tempo: oggetti apparentemente semplici, ma capaci di custodire il viaggio delle civiltà, la circolazione delle idee e la sorprendente continuità dei gesti che accompagnano l'uomo fin dalle sue origini.
L'iniziativa conclude il Festival delle Identità – Paesaggi sonori tra Piemonte e Sardegna, sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Biella, con il patrocinio del Comune di Pettinengo, della Regione Autonoma della Sardegna e di S.E.U. – "Sardi Emigrati Uniti", in partenariato con “Voci di Donna” e “Pacefuturo” di Pettinengo. Un approdo naturale per un percorso culturale che, ancora una volta, invita a osservare il mondo dalla duplice prospettiva della Sardegna e del Piemonte, terre geograficamente distanti ma accomunate dalla medesima vocazione all'incontro, alla memoria e all'accoglienza.
Il Museo delle Migrazioni continua così a raccontare che non sono soltanto gli uomini a viaggiare. Con loro percorrono le strade della storia gli utensili del quotidiano, le melodie, le parole, le credenze, i simboli e persino i suoni. Ogni oggetto diventa testimone silenzioso di un cammino collettivo, capace di oltrepassare generazioni e frontiere.
Fra questi compagni di viaggio, il fischietto occupa un posto privilegiato. Gli archeologi lo considerano uno dei primi strumenti musicali costruiti dall'uomo. Nei siti paleolitici del Périgord, nella Francia Sud-occidentale, poco distante dalle celebri grotte di Lascaux, sono state rinvenute falangi di renna, cervo, stambecco e camoscio accuratamente perforate, databili a oltre quarantamila anni fa. Per molti studiosi quei piccoli aerofoni servivano a richiamare gli animali durante la caccia, ma anche a scandire cerimonie rituali, invocazioni alle forze della natura, celebrazioni comunitarie o messaggi affidati al paesaggio.
Con il trascorrere dei millenni cambiarono i materiali, non il significato. Ossi e ossa, conchiglie, canne palustri, semi, frutti essiccati e legni cavi lasciarono progressivamente spazio alla terracotta, che trasformò il semplice zufolo in un raffinato manufatto artistico, spesso arricchito da figure animali, immagini augurali e simboli protettivi.
L'Italia custodisce una straordinaria ricchezza di tradizioni legate all'arte del soffio. Celeberrimi sono i fischietti in terracotta di Rutigliano, in Puglia, dove il gallo è divenuto simbolo di prosperità, rinascita e buon auspicio, così come le antiche produzioni della Toscana e del Lazio, espressioni di un artigianato capace di trasformare la materia in racconto. Accanto a queste eccellenze si colloca sa bena della tradizione pastorale sarda, un essenziale fischietto ad ancia battente, ricavato dallo stelo dell'avena selvatica (Avena fatua). Costruita con sapienza dalle mani di contadini e pastori, spesso realizzata sul momento, lungo i sentieri della transumanza, sa bena accompagnava il lavoro nei pascoli, il gioco dei bambini e i momenti di festa, divenendo la voce stessa della campagna.
La pianta da cui nasce questo semplice strumento era, inoltre, circondata da un ricco patrimonio di credenze popolari. In alcune comunità della Sardegna, al tempo della maturazione, le spighette dell'Avena fatua venivano lanciate scherzosamente sulle persone, soprattutto sui giovani, come gesto augurale e divinatorio: il numero dei semi che rimanevano impigliati sugli abiti o nei capelli era interpretato come presagio del numero dei figli destinati ad allietare la futura famiglia. Un rito giocoso e propiziatorio nel quale la fertilità della natura si rifletteva simbolicamente nella fecondità della vita umana, rivelando il profondo legame che la civiltà agro-pastorale sarda ha sempre riconosciuto tra il ritmo delle stagioni, il raccolto e il destino dell'uomo.
Diverse nelle forme e nei materiali, queste tradizioni condividono la medesima radice: il bisogno universale di trasformare il respiro in suono e gli elementi della natura in simboli, facendo del fischio un linguaggio che attraversa il tempo, accompagna le migrazioni e continua ancora oggi a raccontare la storia dell'umanità.
Anche il Biellese custodisce pagine preziose di questa storia. Le antiche fornaci di Ronco Biellese hanno tramandato una produzione ceramica che ancora oggi racconta la fantasia degli artigiani locali, mentre alcuni ritrovamenti restituiscono frammenti di una memoria più intima e silenziosa. Fra questi emerge un raro fischietto in fusione di ottone argentato, realizzato in occasione di una storica Fiera di Biella, collocabile nei primi anni del Novecento: una raffinata testimonianza della cultura materiale del territorio che Guido Antoniotti presenta nel nuovo percorso espositivo.
Accanto ad esso trovano posto un piccolo fischietto in terracotta modellato a forma di cane, recuperato sotto il pavimento di una cascina di Vigliano Biellese, e un altro raffigurante un uccello, probabilmente un gallo, rinvenuto nell'orto della cascina "Tragnej", in Alta Valle Elvo. La loro presenza alimenta suggestive ipotesi interpretative. In diverse regioni europee, infatti, il deposito di oggetti, resti animali o manufatti sotto focolari e soglie delle abitazioni era ritenuto un gesto di protezione e di buon auspicio. Sebbene la funzione di questi reperti resti ancora oggetto di studio, essi continuano a evocare l'antico dialogo fra l'uomo, la casa e il sacro, dove il confine tra quotidianità e simbolo si dissolve nella profondità della tradizione.
Terminata la visita, il cortile del Museo si trasformerà in uno spazio di incontro e di condivisione. L'immancabile “su cumbidu”, il rinfresco offrirà i sapori della Sardegna e del Piemonte, mentre il pubblico potrà sentire la voce di questi antichi strumenti, compresi i caratteristici fischietti ad acqua della tradizione biellese. Sarà un'esperienza che coinvolgerà non soltanto l'ascolto, ma anche il respiro: quel gesto elementare che accomuna ogni essere umano e che, trasformandosi in suono, diventa patrimonio universale.
In fondo, ogni fischietto racchiude molto più della propria forma. Conserva il ricordo di mani che lo hanno modellato, di labbra che lo hanno animato, di bambini che vi hanno giocato, di pastori e contadini che lo hanno portato con sé, di pellegrini e migranti che lo hanno custodito nel lungo viaggio della vita. È il frammento sonoro di una civiltà in cammino.
L'inaugurazione della nuova esposizione costituisce anche un invito a ritornare e a collaborare per meglio collocare nel tempo alcuni reperti come un prezioso fischietto in fusione di ottone argentato, realizzato per una storica Fiera di Biella sul quale è riprodotta un’ancora. Un museo dinamico, visitabile gratuitamente su prenotazione, aperto tutte le domeniche estive dalle 15 alle 19: offre a cittadini, studiosi, famiglie e viaggiatori l'opportunità di percorrere, con il tempo lento della scoperta, un itinerario che intreccia archeologia, storia, antropologia e memoria. Tra le sue sale prende forma il dialogo fra Sardegna e Piemonte, terre unite dalle vicende migratorie e da una comune cultura dell'accoglienza, in un racconto che si apre idealmente al mondo intero attraverso le storie degli uomini, gli oggetti che li hanno accompagnati e i segni lasciati dal loro incessante cammino.
Ogni visita diventa così un'esperienza di incontro: con il patrimonio materiale custodito dal Museo, con le testimonianze delle comunità che hanno attraversato i secoli e con quel filo invisibile che continua a legare le generazioni, trasformando la memoria in un bene condiviso e sempre vivo.
Per informazioni e prenotazioni: Idillio, tel. 334 345 2685.
























