Il Chiostro di San Sebastiano ha le sue arcate, il suo silenzio, i suoi mattoni pieni che conservano il fresco anche quando fuori il caldo preme. Per anni la musica lo ha attraversato, poi si è fermata. L'anno scorso è stata fatta una scelta: riportarla lì, in quello spazio, come si riporta qualcosa al posto che gli appartiene.
Quella scelta ha un nome: Sara Gentile, assessore e vice sindaco della Città di Biella, che ha voluto restituire il Chiostro alla sua vocazione più naturale — accogliere, raccogliere, risuonare. L'Accademia Perosi ha raccolto quell'invito e insieme hanno dato vita alla prima edizione di Sogno di una notte al Chiostro. Adesso c'è la seconda. Le cose, quando funzionano, continuano.
C'è una visione dietro tutto questo: interpretare l'anima culturale di Biella senza accontentarsi di un solo linguaggio. Cinema, prosa, musica classica. La convinzione è semplice e vera — la cultura non ha bisogno di luoghi deputati, ha bisogno di luoghi giusti. E a volte il luogo giusto è un chiostro, a luglio, con il cielo che si scurisce lentamente e la musica che comincia.
Quattro martedì, quattro prospettive su un patrimonio musicale che dal Settecento attraversa il Romanticismo fino alle avanguardie novecentesche, aprendosi a geografie lontane tra loro. Serata dopo serata, un discorso sulla ricchezza del linguaggio cameristico e sulla sua qualità più essenziale: il dialogo, la tensione tra voci che si cercano.
Martedì 7 luglio — Quartetto sotto le stelle
Quartetto Venus
Il Quartetto Venus — formazione tutta al femminile — apre la rassegna con una mappa sonora che spazia da Vivaldi a Bartók, attraversando Purcell, Offenbach, Bizet, Gardel, ŠostakoviÄ, Brahms, Mozart e Theodorakis. Complessità che si rende accessibile senza impoverirsi.
Martedì 14 luglio — Quadri di Spagna
Angelo Gala, pianoforte
Albéniz, Granados, de Falla: tre fisionomie della scuola pianistica spagnola. Gala attraversa la dimensione virtuosistica per raggiungere quella zona in cui la musica diventa evocazione pura: atmosfera, memoria, luce.
Martedì 21 luglio — Tra note e luna
Brando Maria Medici, violino — Marco Osbat, violoncello — Beatrice Di Stefano, pianoforte
Tre giovani musicisti formatisi all'Accademia Perosi, tre organici diversi, un programma che tocca Liszt, Mendelssohn, Chopin, Kodály, Suk, Brahms e Fauré. Una serata che si costruisce nell'ascolto, nella percezione di come il cambio di organico trasformi lo spazio sonoro.
Martedì 28 luglio — Flower
Quartett HANA, Monaco di Baviera
HANA significa "fiore" in giapponese e "unità" in coreano. Fondato nel 2019 a Monaco, perfezionatosi all'Accademia Perosi con Raphaël Merlin e Oliver Wille, il quartetto accosta il Quartettsatz di Schubert — denso, inquieto, incompiuto — al Quartetto op. 106 di DvoÅák, pagina della piena maturità, generosa e sicura.
La rassegna si chiude con Flower: la musica, come il fiore, ha bisogno di condizioni precise per sbocciare. Biella, in questo luglio, è stata ancora una volta una di quelle condizioni.
Focus sul primo concerto: Martedì 7 luglio — Quartetto sotto le stelle
Quartetto Venus
La prima serata appartiene al Quartetto Venus. Quattro musiciste, una formazione tutta al femminile, accomunate da una solida esperienza concertistica maturata in contesti internazionali. Quando le quattro voci si dispongono nello spazio del Chiostro, qualcosa nell'aria cambia di consistenza: il caldo di luglio si fa più denso e il suono degli archi si diffonde come un profumo che non si riesce a localizzare con precisione ma che si avverte ovunque.
Il programma non appartiene al catalogo canonico del quartetto d'archi. È piuttosto una mappa ad ampio raggio — geograficamente, storicamente, stilisticamente — che spazia dal Tempo Impetuoso d'Estate di Vivaldi, con quella sua urgenza ritmica che replica il crepitio di un temporale estivo, fino alle Danze Popolari Rumene di Bartók, dove il suono degli archi si fa rugoso, terrigno, capace di evocare il ritmo di una danza contadina.
Nel mezzo, un percorso che attraversa epoche e geografie: il Rondeau da Abdelazer di Purcell; il Can Can di Offenbach e l'Habanera di Bizet, che portano nel Chiostro la pulsazione di teatri lontani nel tempo; il Por Una Cabeza di Gardel, nel quale il violoncello assume la funzione di una voce narrante malinconica; il Take Five di Desmond, asimmetrico e inquieto come un pensiero che non vuole chiudersi; il Valzer n. 2 di ŠostakoviÄ, ironico e commosso come sanno essere le cose che nascondono una ferita; le Danze Ungheresi di Brahms, ardenti e percussive; il Rondò alla Turca di Mozart, limpido come acqua corrente; il Sirtaki di Theodorakis, con il suo crescendo inarrestabile che trasforma la musica in movimento fisico.
Il Quartetto Venus affronta questo repertorio privilegiando la comunicazione diretta, la chiarezza del gesto sonoro, la cura per l'impasto timbrico tra le quattro voci. Il risultato è una serata nella quale la complessità del linguaggio cameristico si rende accessibile senza mai impoverirsi.























