Da Adelaide a Genova, con il cappello alpino sempre al centro della propria storia. Sirio Dal Zotto vive in Australia da 59 anni, ma il legame con l’Italia e con le Penne Nere non si è mai interrotto.
La sua partenza, racconta, non fu dettata dalla miseria: «Io stavo bene anche qui lavorando», precisa. Ex caporale e capo cucina a Chiusaforte, dopo il servizio militare si trovò davanti a una scelta. Aveva costruito una casa con il padre, ma il ritorno del fratello, che aveva lasciato il seminario, rese più difficile pensare a una nuova famiglia sotto lo stesso tetto.
«Dissi a mio padre che mi dovevo sposare», ricorda. In casa vivevano già la madre e la sorella. Con la fidanzata e «tre anni di anello» al dito, decise così di partire per l’Australia, dove avrebbe costruito la propria vita.
Da allora Dal Zotto è tornato in Italia 36 volte, quasi sempre per le Adunate nazionali degli Alpini. Anche la presenza a Genova assume per lui un significato particolare: non solo un viaggio, ma il rinnovo di un’appartenenza mai venuta meno.
Per Sirio, essere alpino non appartiene soltanto al passato. «È un uomo di guerra in fronte, sulla linea davanti», spiega, prendendo le distanze dalla “bufa”, dalle apparenze. «Alpino è una parola pesante», aggiunge, richiamando il senso di responsabilità, coraggio e solidarietà che attribuisce a quel nome.
«Viva l’Italia, viva l’Australia!», saluta infine Dal Zotto, pronto a rendere omaggio alle Penne Nere che oggi sfilano per le strade di Genova.
























