Non servono grandi progetti per iniziare a dedicarsi al territorio: a volte basta un gesto semplice, ripetuto nel tempo, come portare cibo, tornare ogni giorno e non voltarsi dall’altra parte. È da questo impegno quotidiano che prende forma l’esperienza di Alessandro Argentero, biellese in pensione che, dopo una lunga attività nel settore ambientale, ha scelto di dedicare parte del proprio tempo alla cura delle colonie feline, prima nel Biellese e poi anche a Tenerife, dove opera a titolo gratuito.
“Il legame con gli animali è sempre stato presente. Negli anni, però, questa sensibilità è cresciuta e si è trasformata in qualcosa di più concreto, anche grazie al mio percorso lavorativo in campo ambientale. Quando mi sono avvicinato al mondo delle colonie feline, nel Biellese, ho capito subito che c’era molto da imparare: è stata una vera scuola, perché ho visto come si gestiscono i gatti, come si interviene e quanta attenzione serve. A prima vista può sembrare semplice, ma l’esperienza ti porta a riconsiderare il valore e la qualità di ogni azione”.
Un percorso che nel tempo si è ampliato, fino ad arrivare a Tenerife, dove oggi collabora con l’associazione SalvaMisioIsora, guidata da Daniela Pezzei. Un contesto diverso, ma con dinamiche che, secondo Argentero, restano sorprendentemente simili.
“Quando vado lì cerco di dare una mano come posso: porto cibo, seguo le colonie, osservo quello che succede. Alla fine, cambiano i luoghi e cambiano le persone, ma le operazioni sono sempre le stesse. Questo mi ha colpito molto, perché significa che certi metodi possono essere applicati ovunque, se c’è continuità”. Un’esperienza che, aggiunge, dimostra come le pratiche apprese sul territorio biellese possano essere replicate altrove, così come le esperienze maturate fuori possano offrire spunti utili anche a livello locale.
Al centro resta il ruolo dei volontari, spesso chiamati a sostenere gran parte del lavoro: “Molto spesso sono le persone che, di tasca propria, si occupano di tutto: seguono i gatti, li curano, li alimentano. È un impegno costante e non sempre visibile. Però non può basarsi solo sulla buona volontà; serve più organizzazione, più attenzione. In molti casi basterebbero interventi semplici, come piccoli punti di riparo o un minimo di coordinamento, per migliorare concretamente la situazione”.
Un impegno che si misura anche nelle difficoltà quotidiane. Argentero racconta, ad esempio, le condizioni affrontate durante un recente periodo a Tenerife, segnato dal maltempo:
“Senza coperture, quando piove non è possibile lasciare il cibo: bisogna aspettare che smetta, asciugare le ciotole e tornare più volte. Sono situazioni che fanno comprendere quanto lavoro ci sia dietro alle cure quotidiane. I gatti poi ti riconoscono: all’inizio sono diffidenti, ma poi iniziano a seguirti e ti accolgono perché sei lì per loro”.
Accanto all’attività sul campo, prende forma anche la volontà di lanciare un messaggio di sensibilizzazione. Per Argentero non si tratta di un aspetto secondario, ma di una parte integrante del lavoro. Le immagini, spiega, diventano uno strumento per avvicinare le persone a una realtà che spesso scorre sotto gli occhi senza essere davvero osservata: “Le fotografie servono a creare empatia. Sono situazioni che vediamo tutti i giorni, ma a cui non facciamo più caso. Quando però le rivedi, isolate dal contesto, riesci a coglierne il significato. La documentazione fotografica vuole far emergere molti aspetti che spesso diamo per scontato, ma che possiedono un grande valore, e che in fondo riguardano tutti noi”. Lo scopo non è spiegare, ma far vedere, così da lasciare spazio a una presa di coscienza. Le risorse contano, ma non sono il punto. La differenza la fa il momento in cui si decide di non ignorare più ciò che è sempre stato sotto ai propri occhi.

































