Un pomeriggio di colori, risate e coriandoli ha invaso l’oratorio di Masserano, dove venerdì scorso, 13 febbraio, si è celebrata la grande festa di Carnevale dei bambini degli oratori di Masserano e Brusnengo. Più di cinquanta piccoli, vestiti con costumi fantasiosi, principesse scintillanti, supereroi scattanti, buffi animali e personaggi da fiaba, hanno trasformato il salone e il cortile in un’esplosione di allegria. Divisi in cinque squadre agguerritissime, i bambini si sono sfidati tra staffette, giochi e prove di abilità.
Tra una corsa e l’altra, non sono mancati balli scatenati e canti a squarciagola, perché quando si fa festa in oratorio si fa sul serio! Il momento più atteso? Senza dubbio quello delle pignatte: una pioggia di caramelle e dolciumi ha riempito tasche e cuori dei piccoli oratoriani. A vigilare, e a divertirsi più di tutti, c’era il parroco, don Jarek, che per l’occasione ha indossato un simpaticissimo sombrero, strappando sorrisi e improvvisando battute con i bambini. Eppure, come vuole il vero spirito dell’oratorio, tra giochi e risate non poteva mancare un momento speciale, capace di andare oltre i coriandoli. Con parole semplici, che arrivano chiare anche ai più piccoli, don Jarek ha spiegato a tutti il significato più profondo di questa festa. «Sapevate che la parola Carnevale viene dal latino medievale carnem levare, che significa “togliere la carne”?».
Dopo il Martedì Grasso, infatti, inizia la Quaresima: quaranta giorni per prepararsi alla Pasqua con preghiera, gentilezza e aiuto verso gli altri. Nel mondo cristiano, il Carnevale è un tempo di gioia piena, un ringraziamento per i doni ricevuti: la famiglia, il cibo, l’amicizia, le risate condivise. «È come un ponte » ha detto, «tra il divertimento e il cammino verso un cuore più puro». Cosa c’entrano le maschere? Anche loro hanno qualcosa da insegnare.
Rappresentano ciò che a volte nascondiamo: paure, capricci, piccole fragilità. Durante il Carnevale le indossiamo per giocare, ma la Quaresima diventa il tempo per toglierle, per presentarci a Dio con il nostro vero volto, chiedere perdono e provare a rinascere migliori. Così, mentre le ultime note di musica si spegnevano e qualche coriandolo restava a brillare sul pavimento, non rimaneva soltanto il ricordo di un pomeriggio spensierato. Restava qualcosa di più profondo: la certezza che la gioia condivisa è un dono prezioso, che dietro ogni maschera c’è un cuore e che la vera festa comincia quando impariamo a mostrarci per ciò che siamo, con semplicità e verità.
























