Un settore in difficoltà, tra cambiamenti climatici, tensioni internazionali, dazi e tagli della Pac. È quanto emerge dal bilancio dell’annata agraria 2025 di Confagricoltura Piemonte, che fotografa una realtà sempre più fragile ma ancora vitale per il territorio.
Calano le aziende, cresce la concentrazione
L’agricoltura resta un pilastro importante della regione, con il 35,6% del territorio piemontese occupato da superfici agricole. Tuttavia, negli ultimi cinque anni il comparto ha perso oltre il 20% delle aziende, passate da 40.152 a 30.293, mentre la superficie coltivata è scesa da 947.964 a 903.392 ettari. Aumenta invece la dimensione media aziendale, che passa da 18,2 a 21 ettari, segno di una concentrazione verso realtà più grandi.
“Dobbiamo essere resilienti di fronte a situazioni così complesse – ha dichiarato Enrico Allasia, presidente di Confagricoltura Piemonte –. Il 2025 è un’annata in chiaroscuro, ma lo diciamo ogni anno a seconda dei settori. Ci preoccupano la riforma della Pac, con tagli del 22%, e il Green Deal, che rischia di non essere sostenibile così com’è impostato”.
“Allo stesso tempo – ha aggiunto – sul piano della qualità dell’aria abbiamo cercato di ottenere un’apertura verso vincoli che ci mettono in difficoltà, soprattutto per l’allevamento. Continuiamo a servire la comunità e a essere custodi del territorio: speriamo che la nuova legge sulla montagna aiuti a contrastarne lo spopolamento e attendiamo i decreti attuativi”.
Donne e giovani protagonisti
Le aziende agricole a conduzione femminile rappresentano il 24,5% del totale, in lieve calo rispetto al 27,2% del 2017, ma con un’alta presenza di giovani imprenditrici (23%). Le imprese “in rosa” sono particolarmente attive nel settore agrituristico, che da solo rappresenta il 40% delle attività guidate da donne.
Crescono biologico e agriturismi
In Piemonte si contano 3.078 aziende biologiche, per un totale di 57.300 ettari, pari al 6,3% della superficie agricola regionale: un dato ancora inferiore alla media nazionale (17%), ma in linea con le altre regioni del Nord Italia.
Crescono anche agriturismi, fattorie didattiche e agricoltura sociale, con circa 1.400 attività attive in regione. “È un segnale di diversificazione del reddito e di attenzione ai nuovi bisogni del consumatore”, ha commentato Allasia.
Le produzioni: bene uva e mais, difficoltà per riso e frutta
I cereali restano centrali nell’agricoltura piemontese. Il frumento tenero occupa 70mila ettari, con una produzione di 4 milioni di quintali, ma in calo rispetto al passato. L’orzo è concentrato nel Cuneese, mentre il mais mostra un leggero recupero sul 2024 (127mila ettari), pur restando lontano dai livelli di dieci anni fa.
Difficoltà per il riso, penalizzato dal clima estremo, anche se la superficie coltivata è in aumento.
Annata molto positiva per i vigneti: con 43mila ettari, il 2025 è considerato tra le migliori degli ultimi dieci anni.
La frutticoltura, con 18mila aziende e un valore di oltre 500 milioni di euro, presenta risultati contrastanti: soffrono mele, pere e kiwi, mentre vanno bene mirtilli, pesche e albicocche. Tra gli ortaggi spiccano i peperoni, in calo invece patate e pomodori.
Allevamenti tra luci e ombre
Positivi i segnali dal comparto avicolo, che conta circa 700 allevamenti tra Torino e Cuneo. Stabile la produzione di carne bovina, nonostante un calo dei consumi, mentre il comparto suinicolo resta in allerta per la Peste suina africana, contenuta ma ancora presente in alcune aree del Piemonte.























