Sette giorni di cammino, 190 chilometri e diecimila metri di dislivello. Stefano Bovio ha concluso il suo giro ad anello del Monte Rosa, partendo dal rifugio Rivetti e tornando, una settimana più tardi, al punto di partenza. Aveva previsto una decina di giorni, ma ne sono bastati sette per completare un itinerario attraverso Italia e Svizzera, tra rifugi, valichi, ghiacciai e panorami d’alta quota.
Amico degli Alpini dell'ANA di Massazza, Bovio continua a preferire la montagna al mare e, quando arrivano le ferie, sceglie di mettersi in cammino. Non è nuovo a imprese di questo genere. Nell’agosto dello scorso anno aveva completato il Tour dei Rifugi Biellesi, raggiungendo dodici strutture in quattro giorni, lungo un percorso di 90 chilometri e ottomila metri di dislivello positivo.
Questa volta il punto di partenza e di arrivo è stato il rifugio Rivetti. Il cammino è cominciato poco prima dell’alba, attraverso i colli della Mologna Grande, di Lazouney e del Maccagno, prima della discesa verso Riva Valdobbia e Alagna e della sosta al rifugio Pastore. Da lì Bovio ha proseguito verso il colle del Turlo e Macugnaga, raggiunta dopo circa otto ore di marcia e con la pioggia ormai in arrivo. Il viaggio è continuato verso il rifugio Maroli e, superato il confine, fino a Saas-Fee.
Raggiunto il punto più settentrionale dell’itinerario, Bovio ha iniziato il rientro. L’indicazione di 13 ore e 10 minuti di cammino per arrivare a Zermatt non era particolarmente incoraggiante, ma l'alpino non ha desistito. Da Grächen ha raggiunto la località ai piedi del Cervino attraverso una tappa lunga, ma con un dislivello contenuto: "Una passeggiata"... Il trenino avrebbe permesso di arrivare rapidamente a destinazione e gli elicotteri offrivano un’alternativa per salire in quota, ma il viaggio è proseguito interamente a piedi.
Cuore dell’impresa è stato il tratto da Zermatt al rifugio Teodulo. Bovio è partito quando era ancora buio, lasciandosi alle spalle le luci della località svizzera e incontrando all’alba lo spettacolo del Cervino, il panorama più affascinante dell’intero giro. Ha quindi attraversato il ghiacciaio, procedendo lungo una pista da sci battuta dai mezzi, e alle 10 del mattino ha raggiunto il Teodulo, a 3.317 metri, punto più alto e meta della salita più impegnativa.
Dal Teodulo la discesa è proseguita fino al rifugio Ferraro, in Val d’Ayas. L’ultima parte del percorso ha condotto Bovio al colle della Bettaforca e poi a Gressoney, prima del lungo tratto conclusivo verso il rifugio Rivetti, dove l’anello si è chiuso esattamente sette giorni dopo la partenza.
Il bilancio finale è di 190 chilometri e diecimila metri di dislivello. La salita da Zermatt al Teodulo è stata la parte più impegnativa, il Cervino all’alba l’immagine più suggestiva. Lungo il percorso Bovio ha incontrato due stambecchi, decine di camosci e poche persone: partendo spesso intorno alle 5 del mattino, anche i sentieri più conosciuti sono rimasti a lungo quasi deserti.

















































































