«Piena solidarietà, vicinanza e un sincero augurio di pronta guarigione alla dirigente e agli agenti del Corpo di Polizia Penitenziaria coinvolti nei recenti e gravi episodi di aggressione avvenuti negli istituti di Saluzzo e Torino». È quanto dichiara Monica Formaiano, Garante regionale delle persone detenute, intervenendo sui recenti episodi di violenza avvenuti nelle due strutture penitenziarie piemontesi.
Formaiano condanna con fermezza quanto accaduto ed esprime preoccupazione per un fenomeno che rischia di aggravare ulteriormente le condizioni di sicurezza e di lavoro negli istituti, con conseguenze anche per le persone detenute.
«Ogni episodio di violenza deve essere condannato con fermezza e non può essere considerato un fatto normale. È necessario che vengano accertate rapidamente le circostanze di quanto accaduto e che si mantenga alta l’attenzione sulle condizioni nelle quali operano quotidianamente gli appartenenti alla Polizia Penitenziaria», sottolinea Formaiano.
Secondo la Garante, le aggressioni non possono essere considerate soltanto come episodi isolati, ma vanno inserite in un quadro più ampio, segnato da diverse criticità che possono contribuire ad aumentare la pressione all’interno delle strutture detentive.
Tra queste, Formaiano richiama condizioni strutturali non sempre adeguate, le difficoltà nella gestione delle persone detenute con particolari fragilità e la riduzione, durante il periodo estivo, delle attività trattamentali e della presenza di personale. Fattori che, soprattutto nelle situazioni più complesse, possono favorire un aumento delle tensioni e della conflittualità.
«La sicurezza all’interno degli istituti penitenziari rappresenta una condizione indispensabile sia per garantire l’incolumità di chi vi è ristretto sia per tutelare chi quotidianamente vi lavora. Per questo è necessario intervenire sulle cause che determinano le tensioni, rafforzando gli strumenti di prevenzione e investendo sulla formazione e su condizioni di lavoro adeguate», osserva.
Sicurezza e tutela dei diritti delle persone detenute, secondo Formaiano, non rappresentano obiettivi alternativi o contrapposti, ma due esigenze che devono procedere insieme.
«La tutela della dignità e dei diritti delle persone detenute non è in contrapposizione con la tutela della sicurezza degli appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria. Sono obiettivi strettamente connessi e interdipendenti. Garantire condizioni di lavoro sicure e dignitose significa rafforzare la qualità dell’intero sistema penitenziario», aggiunge la Garante.
L’invito è quindi a non limitarsi alla gestione dell’emergenza, ma ad affrontare in maniera strutturale le criticità degli istituti piemontesi. Una maggiore disponibilità di personale, una formazione adeguata, spazi e strutture più funzionali e la continuità delle attività trattamentali possono rappresentare, secondo Formaiano, strumenti importanti per prevenire situazioni di esasperazione.
Gli episodi di Torino e Saluzzo riportano all’attenzione una questione che riguarda l’intero sistema penitenziario: garantire la sicurezza significa tutelare sia chi vive la detenzione sia chi, ogni giorno, lavora negli istituti.
Per Formaiano, la risposta alla violenza deve passare dalla prevenzione, dall’organizzazione e dalla capacità di assicurare condizioni dignitose di vita e di lavoro.
«La sicurezza non può essere affidata soltanto alla capacità degli operatori di fronteggiare le emergenze. Deve essere costruita ogni giorno attraverso risorse, professionalità, prevenzione e attenzione alle condizioni complessive degli istituti», conclude.
























