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Benessere e Salute | 18 agosto 2026, 12:17

Sanità, in Italia il privato pesa più della media Ue: 27 euro ogni 100

Sanità, in Italia il privato pesa più della media Ue: 27 euro ogni 100

Sanità, in Italia il privato pesa più della media Ue: 27 euro ogni 100

In Italia quasi 27 euro ogni 100 spesi per la salute provengono da fonti private, circa sette in più rispetto alla media dell’Unione europea. Nel ramo malattia, inoltre, la raccolta premi è salita del 12,1% nel 2024 e di un ulteriore 12,7% nei primi nove mesi del 2025.

I dati sono contenuti in un’indagine dell’Associazione Imprese Sanitarie Indipendenti (AISI), elaborata sulla base delle rilevazioni più recenti e comparabili di OECD, Commissione europea, European Observatory on Health Systems and Policies e IVASS, oltre che delle ultime evidenze scientifiche internazionali.

Le risorse private coprono quasi il 27% della spesa sanitaria italiana, contro circa il 20% della media Ue. Nel dettaglio, il 24% è costituito dai pagamenti diretti delle famiglie, mentre un ulteriore 3% passa attraverso le assicurazioni sanitarie volontarie. Quasi nove euro su dieci di questa componente sono quindi sostenuti direttamente dai cittadini. Le compartecipazioni obbligatorie rappresentano il 7,4% della spesa out-of-pocket.

Il divario con l’Europa è particolarmente evidente nell’assistenza ambulatoriale: in Italia la copertura pubblica raggiunge il 58% dei costi, rispetto al 77% della media Ue. OECD ed European Observatory collegano parte della differenza anche ai tempi di attesa per le visite specialistiche, che portano alcuni pazienti a cercare un accesso più rapido attraverso prestazioni private.

Secondo IVASS, nel 2024 la raccolta premi del ramo malattia ha raggiunto 4,403 miliardi di euro, il 12,1% in più rispetto al 2023. Nei primi nove mesi del 2025 il rialzo è proseguito con un ulteriore 12,7%. Il 49,5% dei premi proviene da polizze collettive collegate a fondi sanitari, il 12,8% da altre forme collettive e il 37,8% da polizze individuali.

AISI distingue tra privato accreditato, inserito nella programmazione sanitaria pubblica e negli accordi con i sistemi regionali, e pura solvenza, finanziata direttamente dai cittadini o attraverso fondi e assicurazioni.

Il confronto, precisa l’associazione, riguarda la provenienza delle risorse: i sistemi sanitari europei non sono sovrapponibili e differiscono per modelli assicurativi, accreditamento e rapporti tra erogatori pubblici e privati.

«Non vogliamo costruire una contrapposizione tra pubblico e privato, perché sarebbe una lettura vecchia e inutile», afferma la presidente AISI Karin Saccomanno. Per l’associazione, la capacità sanitaria già disponibile può contribuire ad alleggerire la pressione e ad ampliare le possibilità di cura, senza sostituire il Servizio sanitario nazionale né metterne in discussione il carattere universalistico.

C.S. AISI, G. Ch.

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