Le concentrazioni di PM10 hanno raggiunto i 63 µg/m³ a Trivero il 12 agosto. Secondo Arpa Piemonte, l’andamento è compatibile con gli effetti dell’incendio boschivo del Monte Barone e con il trasporto atmosferico dei prodotti della combustione. I controlli eseguiti a Coggiola non hanno invece rilevato concentrazioni significative di monossido di carbonio, biossido di zolfo e composti organici volatili.
La centralina di Trivero aveva registrato un primo aumento delle polveri sottili il 7 e l’8 agosto, con un valore massimo giornaliero di 50 µg/m³. Un nuovo rialzo è iniziato l’11 agosto, fino al picco raggiunto il giorno successivo. Il confronto con i dati di Borgomanero e Borgosesia conferma un andamento compatibile con l’incendio, sul quale incidono anche le condizioni meteorologiche che regolano la dispersione dei fumi.
A Coggiola, dopo le segnalazioni per la presenza di fumo nel centro abitato, il personale di Arpa ha svolto accertamenti il 10 agosto con strumentazione portatile. Le verifiche, effettuate in cinque punti del territorio comunale, non hanno mostrato valori significativi delle sostanze esaminate. L’attenzione resta quindi concentrata sul PM10, il particolato atmosferico tipicamente associato agli incendi boschivi.
Il monitoraggio riguarda anche le altre zone del Piemonte interessate dai roghi. Nelle aree raggiunte dalla ricaduta dei fumi, le stazioni della Rete regionale hanno registrato medie giornaliere di PM10 superiori ai livelli di fondo del periodo. In alcune giornate è stata superata la soglia di 50 µg/m³ prevista dalla normativa sulla qualità dell’aria. Il superamento è consentito per un massimo di 35 giorni all’anno.
Le analisi dirette dei gas prodotti dalla combustione e dei composti organici volatili non hanno fatto emergere particolari criticità nei luoghi e nei periodi esaminati. Le concentrazioni sono rimaste ampiamente inferiori ai livelli di riferimento utilizzati per valutare gli effetti sulla popolazione.
In Valle Anzasca, nel Verbano Cusio Ossola, proseguono da più di una settimana le operazioni di spegnimento degli incendi che hanno interessato Calasca Castiglione, Piedimulera, compresa la frazione di Cimamulera, Pallanzeno e Antrona Schieranco. L’emergenza non è ancora conclusa e il livello di attenzione rimane elevato.
I tecnici di Arpa hanno effettuato controlli l’11, il 12 e il 14 agosto in diversi punti del territorio ossolano. Al momento delle misurazioni non sono state riscontrate concentrazioni significative di monossido di carbonio, biossido di azoto e composti organici volatili.
Anche in quest’area il parametro di maggiore interesse è il PM10. A Domodossola la media giornaliera ha raggiunto 59 µg/m³ il 9 agosto, è scesa a 38 µg/m³ il giorno successivo ed è poi risalita su valori compresi tra 51 e 59 µg/m³ dall’11 al 13 agosto. Il confronto con le altre centraline mostra un’incidenza maggiore a Omegna e più contenuta a Castelletto Ticino.
Arpa è intervenuta anche a Mornese, in provincia di Alessandria, dove dal 2 agosto un incendio ha interessato il versante verso il Rio Roverno e quello rivolto verso i Laghi della Lavagnina, bruciando circa 170 ettari di vegetazione.
L’11 agosto i tecnici hanno svolto un sopralluogo nei comuni di Mornese, Casaleggio Boiro, Bosio e Lerma, individuando cinque punti di controllo vicini ai nuclei abitativi e ai bersagli sensibili potenzialmente più esposti. Un secondo intervento, richiesto dal sindaco, è stato effettuato il 14 agosto a Mornese.
Le analisi hanno riguardato composti organici volatili, monossido di carbonio, acido cloridrico, formaldeide e biossido di azoto. Le concentrazioni sono risultate contenute e nettamente inferiori ai livelli di riferimento utilizzati per la valutazione degli effetti sulla popolazione.

























