La scorsa settimana ci eravamo immersi nelle atmosfere malinconiche e moderne dei Kings of Leon, con il loro album “Walls”, il quale raccontava fragilità e rinascite.
Oggi facciamo un salto indietro nel tempo, ma restiamo dentro quel territorio dove la musica diventa esperienza emotiva totale. Solo che questa volta ci aspetta uno dei lavori più vasti, ambiziosi e luminosi mai pubblicati da un artista: “Songs in the Key of Life”. Se “Walls” mostrava una band alla ricerca di un nuovo equilibrio, Stevie Wonder nel 1976 era invece nel momento più fertile della sua carriera. Aveva già attraversato rivoluzioni sonore, era libero, ispirato e con un controllo totale sul proprio universo creativo. Il risultato? Beh, un doppio album che somiglia a un mondo, uno di quei lavori in cui, davvero, non si sa dove finisce la musica e inizia la vita. Benvenuti al ventiseiesimo appuntamento con la rubrica “Riascoltati per voi”.
“Songs in the Key of Life”, è un’esplosione di idee: funk, soul, jazz, pop, gospel, momenti più orchestrali e altri quasi giocosi. Stevie Wonder suona di tutto, scrive tutto, dirige tutto. Invita musicisti eccellenti, ma la direzione è sua, completamente sua. E soprattutto: non ha paura dell’abbondanza. In un mondo dove tanti artisti avrebbero tagliato, lui aggiunge, costruisce, stratifica. Ogni brano sembra avere la sua personalità, la sua morale, la sua piccola storia. Non è un disco da consumare in fretta: è una sorta di città da attraversare.
In questo disco, si percepisce emozione pura, ovunque: c’è la dolcezza di “Knocks Me Off My Feet”; la spiritualità di “As”, a dir poco trascinante, quasi infinita nella sua intensità. Una delle vette assolute di Stevie Wonder; trovi la denuncia sociale di “Village Ghetto Land”; o la gioia pura di “Sir Duke”, brano che mette il sorriso, con quei fiati irresistibili ed un groove perfetto. Come non citare la poesia familiare di “Isn’t She Lovely”, scritta per la nascita della figlia. Una delle canzoni più sincere, poetiche e spontanee mai registrate. Stevie Wonder non si limita a scrivere belle melodie; costruisce dei veri e propri quadri emotivi. Così come le scelte degli arrangiamenti: fiati, archi, tastiere, bassi caldi e cori, servono a far emergere un sentimento. L’uso dei sintetizzatori è a dir poco avveniristico; il funk è suonato con la precisione di una band jazz; mentre il soul è portato a un livello di eleganza incredibile. È un album che, ancora oggi, suona come se fosse stato registrato ieri.
“Songs in the Key of Life”, è un disco che chiede attenzione, ma restituisce tantissimo e, dopo cinquant’anni dalla sua pubblicazione, continua a sembrare vivo. Un’opera gigantesca, generosa, ricca all’inverosimile. Non solo uno dei vertici di Stevie Wonder, ma uno dei punti più alti della musica moderna.
I miei brani preferiti sono: "Love’s in Need of Love Today", "Have a Talk with God", "Village Ghetto Land", "Sir Duke", "I Wish", "Knocks Me Off My Feet", "Ordinary Pain", "Isn’t She Lovely?", "Joy Inside My Tears", "As" e "Another Star".
Voto: 9,5
Tracce:
Disco 1:
1) Love’s in Need of Love Today – 7:06
2) Have a Talk with God – 2:42
3) Village Ghetto Land – 3:25
4) Contusion (strumentale) – 3:46
5) Sir Duke – 3:52
6) I Wish – 4:12
7) Knocks Me Off My Feet – 3:36
8) Pastime Paradise – 3:27
9) Summer Soft – 4:14
10) Ordinary Pain – 6:16
Disco 2:
1) Isn’t She Lovely? – 6:34
2) Joy Inside My Tears – 6:31
3) Black Man – 8:27
4) Ngiculela – Es Una Historia – I Am Singing – 3:48
5) If It's Magic – 3:12
6) As – 7:08
7) Another Star – 8:08
Durata: 95 minuti (2 dischi).
Formazione:
- Stevie Wonder – voce, tastiere, armonica, sintetizzatori.
- Nathan Watts – basso.
- Greg Phillinganes – tastiere.
- Raymond Pounds – batteria.
- Hank Redd, Trevor Laurence, Michael Sembello, Herbie Hancock e molti molti altri, praticamente ha avuto un cast impressionante per un progetto monumentale.
Dopo aver ascoltato le ultime note, ci congediamo da “Songs In The Key Of Life” di Stevie Wonder, il disco che per questa settimana è stato la nostra macchina del tempo. Questo nostro viaggio non è mai statico; ogni riascolto svela una nuova strada, un nuovo dettaglio nascosto che merita di essere visitato. Fatemi sapere le vostre impressioni, i vostri ricordi e le vostre riflessioni.
Grazie per aver condiviso la rotta anche questa settimana, il prossimo vinile è già sul piatto. A presto!























