Un grafico impetuoso, che non lascia spazio a interpretazioni nemmeno a chi non ha a che fare quotidianamente con calcoli matematici e analisi meteorologiche. Lo mostra sul suo telefono Secondo Barbero, direttore di Arpa Piemonte. La linea indica gli accumuli di neve dell’ultimo inverno: una traiettoria finalmente nella media rispetto a un periodo normale, in netta controtendenza con il deficit degli ultimi anni.
La siccità nonostante la neve
La stagione passerà agli annali per le grandi nevicate - con i metri di manto bianco a Prato Nevoso che hanno fatto registrare il tutto esaurito negli impianti del Mondolé - e per picchi in linea con le serie storiche. La neve ha resistito anche ad aprile, un mese più fresco della media recente che ha garantito la tenuta sulle vette, allontanando lo spettro della siccità.
Il maggio più caldo
Poi il crollo improvviso e vertiginoso negli ultimi dieci giorni di maggio. Un periodo che, secondo Arpa Piemonte, è stato il più caldo di sempre, con anomalie termiche fino a dieci gradi sopra la media stagionale e uno zero termico che ha superato i 4.000 metri per diversi giorni consecutivi. Un picco anomalo e repentino che ha fuso la neve in pochissimo tempo.
Miliardi di acqua andata a mare
Parliamo di miliardi di metri cubi di accumuli nel solo bacino del Po, letteralmente polverizzati o, per meglio dire, evaporati. Di quell'immenso tesoro idrico oggi resta appena un decimo: il resto è defluito verso il mare senza che si sia riusciti a trattenerlo. Così le riserve attuali sono precipitate ai livelli delle stagioni più drammatiche, come il 2022 e il 2023, come mostra chiaramente il punto di intersezione sul grafico. Ci aspetta, di nuovo, un’estate complessa.
Allarme per l'agricoltura
"Una situazione che potrà determinare carenze idriche nei prossimi mesi, soprattutto per il comparto agricolo - conferma il direttore di Arpa -. Le temperature alte, peraltro, aumentano il fabbisogno d’acqua delle colture e la scarsità della risorsa renderà la gestione estremamente difficile".
Al momento non si registrano segnali allarmanti sul fronte dell'approvvigionamento idropotabile, ma l'evoluzione delle prossime settimane sarà decisiva. "In montagna le sorgenti hanno ancora portate sufficienti - spiega Barbero -, ma è evidente che l'assenza di manto nevoso condizionerà pesantemente i mesi estivi".
Mancano le infrastrutture
Anche quest’anno l'acqua c'era, ma si è volatilizzata, complice la carenza strutturale di invasi. "Le infrastrutture oggi disponibili sul territorio risalgono a inizio '900, progettate per lo sfruttamento idropotabile e, soprattutto, per lo sviluppo energetico - sostiene il direttore di Arpa Piemonte -. Oggi le nuove esigenze e i cambiamenti climatici imporrebbero opere diverse, capaci di rispondere a un regime idrologico completamente mutato".
Torna il tema degli invasi
Si riapre così il dibattito sugli invasi, un tema che ciclicamente ritorna ma che in Piemonte non si è mai tradotto in progetti concreti. A pagare il prezzo più alto, ora, rischiano di essere le colture idroesigenti, a partire dal mais, fortemente dipendente dall'irrigazione a scorrimento. Coltura che in Piemonte è presente con oltre 100mila ettari coltivati e una produzione media superiore ai 50 milioni di quintali.

























