Una colonia felina può nascere da un gatto abbandonato, da una femmina non sterilizzata, da una cucciolata comparsa tra cortili, giardini e aree periferiche: situazioni all’apparenza circoscritte che, se non vengono comprese e gestite per tempo, possono creare criticità per gli animali, per i cittadini e per il territorio. Nel Biellese la questione riguarda da vicino la cura degli spazi condivisi, il rispetto degli animali e la capacità di intervenire prima che il problema si trasformi in un’emergenza.
Conoscere il fenomeno significa prevenire interventi tardivi, ridurre la sofferenza e offrire indicazioni concrete a chi, davanti a una situazione critica, non sa come muoversi. Ne parla Alessandro Argentero, biellese con una lunga esperienza nella gestione ambientale in ambito industriale e oggi volontario in diverse realtà, con una particolare attenzione al benessere animale e alla salute del territorio.
Per Argentero, la gestione delle colonie feline richiama una responsabilità più ampia, legata all’intervento umano sugli ambienti naturali: “Abbiamo modificato gli ambienti in cui esisteva un ecosistema, un sistema naturale organizzato. Costruendo case, creando attività produttive, ordinando il paesaggio secondo le nostre necessità, abbiamo cambiato la vocazione dei territori. Le specie che vivono intorno a noi sono costrette ad adattarsi, perché non hanno alternative. Questo vale per molti animali e vale anche per i gatti, che in quei territori vivevano già e continuano a cercare un modo per sopravvivere”.
Una colonia felina è formata da gatti che vivono stabilmente in un determinato luogo. “In genere si parla di colonia quando sono presenti due o più animali, ma la definizione può valere anche per un solo gatto, se è l’ultimo superstite di un gruppo già presente su quel territorio. Ogni situazione necessita di una valutazione contestuale”.
Spesso una nuova colonia nasce dall’abbandono di un animale domestico, soprattutto se non sterilizzato. “Quando compare un gatto che nessuno ha mai visto, non è arrivato dal cielo. Molto spesso è un animale abbandonato. Una femmina non sterilizzata può attirare maschi anche da molto lontano e, da lì, possono nascere nuove cucciolate. I gatti fanno semplicemente ciò che la natura impone loro di fare. La responsabilità è dell’uomo”.

La gestione diventa quindi indispensabile per evitare che la situazione diventi difficile da controllare. “Una gatta può avere numerosi piccoli ogni anno. Se non si interviene, nel giro di poco tempo il numero aumenta in maniera esponenziale. Non gestire una colonia significa lasciare che la situazione peggiori fino a diventare difficile da controllare e, a quel punto, aumentano anche i problemi igienico-sanitari, le malattie e la sofferenza degli stessi animali”.
La sterilizzazione resta uno degli strumenti principali. Può apparire una pratica difficile da accettare, ma per Argentero rappresenta oggi il modo più efficace per evitare conseguenze peggiori: “La sterilizzazione non è una cattiveria. Serve a evitare sofferenza, malattie e una riproduzione continua che finirebbe per peggiorare le condizioni di vita degli stessi animali. Non è la soluzione perfetta, ma oggi rappresenta il male minore”.
Sul territorio esistono colonie riconosciute dalle amministrazioni e situazioni non formalmente censite, ma comunque seguite da persone che portano cibo, controllano lo stato degli animali e segnalano eventuali emergenze. È un lavoro spesso poco visibile, ma è anche grazie ai numerosi volontari attivi sul territorio se molte situazioni non arrivano a gravare direttamente sui cittadini. Le difficoltà, tuttavia, non sono poche, i casi non sono isolati e anche nel Biellese i costi per cibo, cure, sterilizzazioni e interventi veterinari non sono certo marginali.
Davanti a una situazione critica, il singolo può apportare il proprio contributo, anche senza competenze specifiche in materia. “Può rivolgersi al Comune - consiglia Argentero - all’assessorato competente o agli uffici preposti, possibilmente fornendo fotografie e indicazioni precise. Non è necessario conoscere tutta la normativa. Quando una persona osserva una difficoltà, può segnalarla e da lì può attivarsi una rete in grado di intervenire”.
Un altro aspetto riguarda lo spostamento degli animali. I gatti appartenenti a una colonia sono legati al territorio in cui vivono e non devono essere rimossi arbitrariamente. “I gatti della colonia sono tutelati dalla legge. Non possono essere spostati di propria iniziativa: farlo significa violare una tutela prevista dalla normativa. Se c’è un problema, bisogna segnalarlo e lasciare che intervengano i soggetti competenti”.
Per fare la differenza è fondamentale intervenire per tempo: “La natura non aspetta la burocrazia: se una campagna di sterilizzazione parte troppo tardi, nel frattempo sono già nate nuove cucciolate. Bisogna intervenire prima, perché i tempi della riproduzione non coincidono con quelli delle pratiche amministrative. Servirebbe una visione più rapida e una maggiore capacità di monitorare il fenomeno”.




























