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COSTUME E SOCIETÀ | 02 maggio 2026, 08:30

Tra Sardegna e Biellese, la memoria che unisce: omaggio ad Antonio Lepori, carabiniere-partigiano caduto a Mongrando

Nell’immagine, un momento della cerimonia davanti al cippo dedicato ad Antonio Lepori

Nell’immagine, un momento della cerimonia davanti al cippo dedicato ad Antonio Lepori

Domenica 26 aprile, lungo la via per Donato, a Mongrando, all’altezza della cascina Boscarina, la memoria ha ritrovato voce e presenza. In quel tratto di strada, sospeso tra quiete rurale e storia, il Circolo Culturale Sardo di Biella ha preso parte alla cerimonia promossa dall’ANPI Valle Elvo e Serra “Pietro Secchia”, insieme alle sezioni di Ivrea e Basso Canavese e al Comune di Donato, per rendere omaggio ad Antonio Lepori, carabiniere e partigiano originario di Aggius, caduto il 3 gennaio 1945.

Nel nome di battaglia “Sergio” si raccoglie la parabola breve e intensa di Lepori, figura che emerge con forza tra i Sardi che scelsero la lotta di Liberazione lontano dalla propria Isola. Con lui, nella geografia morale della Resistenza biellese, si stagliano Salvatore Solinas, “Cuffia”, nato a Ivrea da famiglia di Orani e caduto a Tavigliano il 27 gennaio 1944, primo martire combattente della Valle Cervo, e Gerardo Salis, “Palmiro”, nato ad Asigliano Vercellese da radici sarde, tra le vittime dell’eccidio di Salussola del marzo 1945, una delle pagine più dolorose della guerra partigiana nel territorio.

La cerimonia si è svolta in un clima raccolto e partecipe. A rendere gli onori, accanto alle autorità civili e alle associazioni, i Carabinieri di Mongrando. Particolarmente toccante la presenza dei familiari: il figlio Giovanni, nato poche settimane prima della morte del padre, e il nipote, che ha deposto una corona d’alloro nel luogo del sacrificio. Con loro, il presidente della sezione di Biella dell’Associazione Nazionale Carabinieri, Antonio Diego Piras, e il maresciallo capo Giovanni Sanna della sezione di Valdilana.

La ricostruzione storica è stata affidata al dottor Riccardo Pozzo, che ha letto la relazione ufficiale, affiancato da Giovanni Armone, ultimo testimone della tragica fine del carabiniere partigiano. Le loro parole hanno restituito densità e contesto a una vicenda che appartiene non solo alla storia locale, ma alla coscienza nazionale.

Dall’archivio personale di Giuseppe Galeno riemerge inoltre un elenco prezioso: i nomi dei 27 partigiani sardi che operarono nel Biellese, una costellazione di uomini e donne provenienti da tutta l’isola – da San Gavino Monreale ad Alghero, da Cagliari a Orani, da Sassari a Villaputzu – uniti da ideali condivisi più forti della distanza geografica. Tra loro, anche una figura femminile, Lina Peraldo, “Beba” di Cagliari, segno di una partecipazione ampia e coraggiosa.

Nel suo intervento conclusivo, Pozzo ha sottolineato come il ricordo di Solinas, Lepori e Salis restituisca il senso autentico della Liberazione: una storia corale, costruita da uomini giunti da lontano, capaci di riconoscere in questa terra una patria da difendere nel momento più difficile. La memoria dei sardi nella Resistenza biellese diventa così patrimonio condiviso, ponte tra territori e identità, parte integrante della storia della Repubblica italiana, nata anche dal loro sacrificio.

In quel tratto di strada di Mongrando, dove il tempo sembra scorrere più lentamente, la memoria continua a germogliare. E ogni nome pronunciato, ogni gesto compiuto, rinnova il legame profondo tra passato e presente, tra radici e futuro.

Salvatorica Oppes (Su Nuraghe Biella)

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