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AL DIRETTORE | 23 aprile 2026, 18:06

Biella, chiude il “parcheggione” di via Cernaia, un lettore: “Trent’anni di degrado e incuria”

"Quante giunte comunali si sono succedute, nel corso di sei o sette lustri, che nulla hanno fatto per dare a questo angolo della città un minimo di decenza?"

Biella, chiude il “parcheggione” di via Cernaia, un lettore: “Trent’anni di degrado e incuria”

Biella, chiude il “parcheggione” di via Cernaia, un lettore: “Trent’anni di degrado e incuria”

Buongiorno, direttore.

Scrivo per commentare la chiusura del cosiddetto parcheggione di via Cernaia. Trattasi di area adibita a posteggio-selvaggio da oltre trent’anni, in condizioni che dire allucinanti è puro eufemismo, da cui la mia personale definizione di porcheggione. Una vergogna per una città come Biella, ma forse non tutti saranno d’accordo con me. E pazienza.

Chi non ha mai potuto farne a meno ha più volte corso il rischio di non uscirne, perché bloccato da altre vetture posteggiate senza alcun rispetto di distanze minime. Per non parlare di quelle non rare volte in cui, durante o dopo violente piogge nel corso della giornata, raggiungere la propria auto senza indossare delle galosce era lo stesso che guadare un corso d’acqua.

Ricordo che, all’inizio della “disponibilità” di questo spazio, venutasi a creare dopo la demolizione dei capannoni industriali che lì sorgevano (eccezion fatta per l’architettonicamente preziosa Cassia da mort, oggi visitabile soltanto da esseri non umani), vi svolgevano una preziosa opera di supporto agli automobilisti i “posteggiatori” magrebini che percepivano allegramente – in nero, ça va sens dire - le mille lire quotidiane da ogni dipendente dell’ospedale o delle banche del centro. Collezionando, in poche ore, mazzette da mille lire che poi andavano a farsi cambiare in pezzi da 50 o 100 mila dai negozianti o dagli edicolanti. Tutto alla luce del sole, tranne che per le autorità del Comune, se non della Finanza, evidentemente.

Anche l’ultima volta che ebbi modo di “godere” della possibilità di posteggiare, a mio rischio e pericolo (anche di farmi male solo camminando su quel devastato selciato che oggi, finalmente, ha cominciato a cedere sotto il peso degli anni di incuria, prima ancora che del peso dei veicoli), non mancai di pensare in quale altro posto civile – dal momento che ritengo di vivere in un posto così definibile, per quanto imperfetto – avrei potuto trovare un porcheggione di tale fatta.

Quante giunte comunali si sono succedute, nel corso di sei o sette lustri, che nulla hanno fatto per dare a questo angolo della città un minimo di decenza? Non avranno certamente potuto, visto che sicuramente avrebbero voluto!

Gli automobilisti biellesi, e non, sono consapevoli che certe spese a beneficio della collettività sono sempre troppo onerose per le casse pubbliche (Stato, Regione, Comune; sempre la stessa solfa). Forse, tali spese appartengono ormai a un passato in cui, a certamente minori contribuzioni dei cittadini paganti “le tasse”, corrispondeva però uno sviluppo/ammodernamento di tutto ciò che ha a che fare con il simbolo stesso della modernità, ossia la mobilità con i mezzi privati a motore. Chi visse il boom economico negli anni ’50 e ’60 circolava su strade asfaltate che oggi sono, semplicemente, un sogno. Le migliaia di buche che caratterizzano tutte le odierne strade cittadine ed extraurbane sono lo specchio di un Paese che va, sempre meno lentamente, in rovina. E non estendo i miei, forse isolati, lai a quelle strade cittadine, tuttora pavimentate con i sanpietrini, dove transitano anche camion e autobus, veri e propri percorsi fuoristrada apprezzati – si fa per dire – in particolar modo dai dueruotisti.

Quando perfino percorrere strade, e in zone riconosciute come molto povere, di un Paese come la Romania fa pensare a quanto siamo capaci di sopportare qui in Italia, con tutto ciò che spendiamo, come singoli, per un’essenziale aspetto della nostra vita moderna quale il muoversi in auto, credo sia sufficiente per esprimere l’ormai inguaribile frustrazione accumulata nel tempo.

Dopo la divagazione, di cui chiedo venia, concludo tornando al porcheggione di via Cernaia. Sarebbe stato curioso vedere in che modo, eventualmente, sarebbero stati risarciti i proprietari delle auto inghiottite se, invece di un leggero cedimento, si fosse aperta all’improvviso una voragine come quelle che, talvolta, si aprono in altre parti d’Italia (fortuna che a Biella certe cose non succedono!). Chissà, magari con un fondo che sarà sicuramente stato costituito da che, per posteggiare altrove, e un po’ ovunque in centro città, si deve pagare…


 

Enrico Alberti

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