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AL DIRETTORE | 08 aprile 2026, 16:54

Occhieppo Superiore dice addio al Dottor Daniele Pezzo, un lettore: "Arrivederci caro dottore, sono sicuro che mi attenderà ai cancelli"

"Era una persona rara e d’ altri tempi di cui sentiremo la mancanza"

Occhieppo Superiore dice addio al Dottor Daniele Pezzo, un lettore: "Arrivederci caro dottore, sono sicuro che mi attenderà ai cancelli"

Occhieppo Superiore dice addio al Dottor Daniele Pezzo, un lettore: "Arrivederci caro dottore, sono sicuro che mi attenderà ai cancelli"

Il nostro mondo cambia quando amici e cari se ne vanno, come quelle persone che in un modo o in un altro diventano parte della storia di un paese di provincia. Il dottor Daniele Pezzo, medico di base di Occhieppo Superiore, è stato a buon diritto un «personaggio di paese», tipicamente caratteristico nella vita di un borgo in orbita attorno al capoluogo, una persona rara e d’ altri tempi di cui sentiremo la mancanza. Sia beninteso che non voglio unirmi a coloro che per dovere di circostanza sociale o per motivi politici esprimono un elogio al personaggio pubblico, non è notoriamente nel mio carattere, ho piuttosto il piacere di ricordare l’ uomo che indossava il camice bianco, l’ essere umano che ascoltava per poi suggerire una cura, la persona con cui io stesso ho spesso dialogato volentieri.

Come molti della mia generazione sono stato suo paziente dal giorno della mia nascita fino a quando nel 2006 partì alla volta di un Paese molto lontano, e al mio ritorno nel 2021 seppi che era andato in pensione e quindi dovetti affidarmi ad un altro medico di base. Lo conoscevo abbastanza bene, ed era sempre un piacere incontrarlo, soprattutto al di fuori del suo ambulatorio: era una persona simpatica, educata, sempre sorridente e con una buona parola, facile ad una gradevole ironia. Ricordo che fin da bambino non ho mai avuto paura di incontrarlo quando ero malato, anzi. Era rassicurante, gentile, attento, e dopo ogni visita si intratteneva sempre per qualche minuto in cordiale conversazione sia con i miei genitori che con me. Quando ero in terza media vi fu inoltre un’ occasione in cui, appena finì di visitare mia madre, ormai sul sentiero che in poco più di un anno l’ avrebbe condotta alla morte, ebbi modo di parlare con lui di qualcosa circa la storia e l’ evoluzione della medicina al tempo della Seconda Guerra Mondiale che stavamo trattando nelle lezioni di storia. Una volta in pensione non smise mai di girare per le strade di Occhieppo Superiore, dal confine con Occhieppo Inferiore a quello con Pollone, per visite private soprattutto alla popolazione più anziana, intrattenendosi poi per qualche chiacchiera molto informale e affabile. Io stesso, al mio ritorno dall’ estero, ho avuto spesso l’ occasione di incontrarlo e soffermarmi a dialogare con lui, scoprendo con una certa sorpresa che come me era appassionato di storia, mistero, archeologia e ufologia. Ci scambiammo i numeri di telefono e non mancò mai l’ occasione per esprimere opinioni. Giusto una settimana prima di morire mi inviò su WhatsApp un allegato relativo alle tematiche ufologiche richiedendomi un parere: è stata l’ ultima volta che abbiamo dialogato.

La notizia della sua morte è stata una brutta sorpresa per me, un richiamo all’ impermanenza di tutte le cose, il passaggio da una pagina del libro della Storia a un’ altra. Il mio primo medico di base mi mancherà molto, apparteneva alla tradizionale scuola di dottori che ricevevano in ambulatorio oppure venivano in visita a casa, con quel modo di essere umani e pazienti tramite il quale ci beneficiavano con la conoscenza e l’ esperienza risolvendo i problemi e invitandoci a fare la nostra parte, dimostrando con la sua autentica umanità e simpatia quanto preziose siano la scienza e la medicina nella vita di tutti i giorni. Non l’ ho mai sentito spettegolare o criticare, mai vantarsi di nulla o sostenere principi indiscutibili: al contrario amava lo scambio di opinioni e gli argomenti intellettuali, che trattava in modo molto semplice e diretto, e con entusiasmo, segno evidente che la scienza pura è alla portata di tutti e in modo particolare di chi ha mente aperta e buon carattere. Non si può essere un buon medico se non si è umani: è questa la vera vocazione.

Arrivederci, caro dottore. Ora farà le sue marce lungo strade più estese con la sua borsa da medico. Ci vorrà qualche decennio prima che lei e io potremo riprendere le nostre conversazioni, capirà senz’ altro la mia scarsa fretta di varcare questo ponte. Ci rifaremo a dovere quando avrò i capelli più bianchi e la gobba più marcata, sono sicuro che mi attenderà ai cancelli dicendomi: «Eccoti arrivato! Hai saputo di quel certo avvistamento in quel luogo lontano...».

Giacomo Ramella Pralungo

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