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Music Cafè | 14 marzo 2026, 08:30

Accademia Perosi: "Ambra & Palmeri, due giovanissimi da ascoltare..."

Accademia Perosi: "Ambra & Palmeri, due giovanissimi da ascoltare..."

Accademia Perosi: "Ambra & Palmeri, due giovanissimi da ascoltare..."

A volte, durante alcuni concerti, qualcosa non si annuncia, semplicemente accade. È accaduto nei giorni scorsi all'Accademia Perosi di Biella.

Sul palco, due ragazzi. Una bambina di dieci anni — Beatrice Ambra — e un ragazzo di tredici, Riccardo Palmeri. Siciliani entrambi. Ogni mese percorrono centinaia di chilometri, dall'isola fino a Biella, per studiare sotto la guida di Pavel Berman e Eva Bindere. Un viaggio che già da solo dice tutto sulla serietà di chi lo compie, e sulla lungimiranza delle famiglie che lo rendono possibile.

Il programma della serata era, di per sé, una dichiarazione d'intenti. I Capricci di Paganini, i Concerti di Mozart, il Concerto di Wieniawski, le pagine fiammeggianti di De Sarasate, Gaviniès…: repertorio impervio, esigente, che non perdona. Musica che chiede al tempo stesso controllo assoluto e libertà espressiva, tecnica sopraffina e anima. Roba da far tremare i polsi a interpreti ben più navigati.

Beatrice ha dieci anni. Dieci anni. Eppure già si vede, con chiarezza quasi sconcertante, che questa bambina ha trovato la chiave per entrare nel mondo del violino. Non le è stato aperto dall'esterno, non è stata accompagnata per mano fino alla soglia. Ci è entrata da sola, con il piglio sicuro di chi sa già dove sta andando. Una personalità musicale definita, riconoscibile, sorprendentemente sua. Nelle sue mani Paganini non era esercizio, non era dimostrazione: era racconto.

Riccardo, tredici anni — quell'età ingrata e meravigliosa in cui il mondo è ancora tutto da decidere — ha conquistato la sala in modo diverso, ma altrettanto autentico. Ha fatto spettacolo nel senso più nobile del termine: non esibendosi, ma suonando bene. Affrontando Wieniawski e Sarasate con quella maturità sorprendente che non si insegna, si coltiva. Con la rara capacità di abitare la musica senza sopraffarla, di comunicare senza calcolare l'effetto.

Il pubblico li ha creduti. Entrambi. E li ha creduti perché erano autentici. Perché dietro quelle note non c'era la maschera del piccolo prodigio costruito per stupire, ma il frutto riconoscibile e commovente di anni di dedizione, di disciplina, di umiltà. Sveglia alle 5, per partire per Biella e fare il concerto alle 18. Di quella umiltà rara che appartiene ad alcuni sportivi, a quei giovani che generalmente praticano sport individuali faticosi per gli orari, per i viaggi per le condizioni atmosferiche, quelli in cui la propria “passione” consiste nel mettersi ogni giorno di fronte alla propria imperfezione e lavorare, lavorare, lavorare — senza clamore, senza scorciatoie. Come si faceva una volta. Come si dovrebbe sempre fare.

Al pianoforte, un’alleata, complice e premurosa: Yevheniya Lysohor, lei invece originaria di Vinnitsa (Ucraina). La quotidianità della Fondazione Perosi risiede anche in questo: un crocevia dove si intrecciano i percorsi di persone provenienti da ogni dove.

Ieri sera, nella sala dell’Accademia, il futuro della musica aveva dieci anni. E tredici. Si chiamava Beatrice Ambra e Riccardo Palmeri. E suonava magnificamente.

C.S. Accademia Perosi, G. Ch.

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