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ATTUALITÀ | 09 febbraio 2026, 06:50

Mario Andrigo, l'intervista al procuratore capo: “Biella può diventare modello nazionale nella digitalizzazione”

Da metà dicembre è alla guida della Procura di Biella: “Il mio obiettivo è il perfezionamento dei tempi di lavoro e del personale impiegato, a cui può aggiungersi un proficuo impiego degli strumenti informatici”.

Mario Andrigo, l'intervista al procuratore capo: “Biella può diventare modello nazionale nella digitalizzazione”

Mario Andrigo, l'intervista al procuratore capo: “Biella può diventare modello nazionale nella digitalizzazione”

“Come in altre realtà d'Italia, anche a Biella, sul fronte giudiziario, è in atto un processo di transizione verso la piena digitalizzazione. Un percorso, iniziato un biennio fa, che proseguirà ancora per molti anni. Lo sforzo sarà enorme ma questa realtà può diventare un modello organizzativo in ambito nazionale”. Parola del nuovo procuratore capo Mario Andrigo, insediatosi a Biella da metà dicembre. 60 anni, per oltre un decennio è stato sostituto procuratore a Reggio Calabria, svolgendo attività anche nella Direzione Distrettuale Antimafia e occupandosi di casi di rilevanza nazionale, come il delitto Fortugno di cui è stato pubblico ministero. Vanta esperienze anche a Vigevano, Pavia e Novara, dove ha operato negli ultimi 10 anni.

Da quasi due mesi è il nuovo procuratore capo di Biella: qual è stata la sua prima impressione?
“A dir poco meravigliosa. Al di là delle dimensioni ridotte, proprie di un realtà di provincia, ho trovato un clima di serenità, collaborazione e disponibilità davvero ottimale. Un bel ambiente di lavoro profondamente umano, aperto al cambiamento e alle novità, con la volontà di sperimentare nuove vie per rendere più ottimale e puntale il lavoro di tutti gli uffici e del personale preposto. Sono davvero fortunato ad aver trovato una realtà come questa”.

Negli scorsi anni, a Biella, si è spesso parlato di una carenza cronica di personale: ci può delineare la situazione?
“Oltre al sottoscritto, sono affiancato da tre sostituti procuratori. Avremmo i numeri per un magistrato in più ma l'organico è questo e per ora ci dobbiamo adeguare. Più delicata la questione del personale amministrativo dove si registrano significative carenze di organico. Entro la fine dell'anno 2026 dovrebbero arrivare almeno due persone da integrare ma non sono numeri sufficienti a coprire tutte le posizioni scoperte”.

Quali sono gli obiettivi principali che si è prefissato?
“Sicuramente l'ottimizzazione delle risorse a mia disposizione. Mi spiego meglio: strutturare sapientemente le eventuali iniziative da assumere adattandole alla realtà di Biella. Inoltre, è opportuno confrontarsi sulla ricorrenza delle tipologie di reato: da quando sono arrivato, è in corso una mappatura dettagliata e capillare delle categorie di reato più frequenti che la Procura deve affrontare. L'obiettivo è creare un metodo di lavoro definito e uniforme affinchè un certo genere di reato abbia una risposta standard. Da qui vanno organizzate e ottimizzate le risorse per rendere omogeneo il flusso di lavoro e liberarne alcune di queste per reati specifici che richiederebbero maggior tempo e una risposta investigativa più dettagliata e approfondita. La mia ambizione è proprio questa: perfezionamento dei tempi di lavoro e del personale impiegato, a cui può aggiungersi un proficuo impiego degli strumenti informatici”.

Nel suo intervento di insediamento lei ha posto l'attenzione anche alla fase di digitalizzazione che vede coinvolta anche Biella?
È vero: è una tappa obbligata ma necessaria. La transizione dalla carta al digitale impone di sperimentare nuove strade e approcci innovativi adattandosi ai grandi mutamenti che il settore giudiziario si trova ad affrontare. Sebbene Biella sia una piccola realtà, ci sono tutte le condizioni ideali per sperimentare nuove soluzioni che, se avranno successo, potranno essere adottate altrove divenendo così un punto di riferimento per altri uffici giudiziari”.

In tanti settori della società e dell'economia si parla molto dell'impiego dell'Intelligenza Artificiale: quale ruolo assumerà nel settore giudiziario?
Indubbiamente, è un tema di stretta attualità. A differenza della transizione digitale, si fa ancora un po' di confusione quando si parla di questo argomento. Sono due gli aspetti su cui occorre fare una netta distinzione: da una parte c'è l'IA algoritmica, strettamente collegata alla digitalizzazione; dall'altra, invece, l'IA generativa. La prima è uno strumento esistente, già in funzione, che permette di comprendere come funziona un sistema complesso, come quello destinato a gestire il procedimento penale telematico. In pratica siamo già completamente in mano agli algoritmi in questo specifico ambito, inserito in una realtà già consolidata. Discorso diverso per ciò che riguarda l'IA generativa dove l'approccio è tuttora molto cauto. A livello europeo c'è una direttiva specifica, con tanto di regolamento. Siamo in attesa di una normativa nazionale chiara e definita sul tema”.

Infine, parlando di reati, si assiste ad un aumento dei casi legati al Codice Rosso, inerenti le violenze di genere: quali le cause e i dati a Biella?
Purtroppo, come avviene in tutta Italia, anche a Biella i numeri sono enormemente crescenti rispetto al passato. La spiegazione di un simile aumento va ricercato in una convergenza di più fattori: innanzitutto, la sensibilità dell'opinione pubblica è profondamente e radicalmente mutata a differenza degli anni passati. Non solo: gli interventi legislativi e la rapidità dei tempi giudiziari ha permesso di far emergere situazioni che prima erano celate esclusivamente all'interno delle mura domestiche. Ora, non è più così. A ciò si aggiunge un dato che spesso non viene mai sottolineato abbastanza: in molti casi, segnalazioni di casi da Codice Rosso arrivano dalle 'sentinelle' dei territori, come il personale scolastico e sanitario oltre a quello legato ai servizi sociali e assistenziali. Diversamente da prima, oggi queste realtà hanno gli strumenti per intercettare tutti quei segnali di disagio e veicolarli agli organi di polizia giudiziaria oppure direttamente alla Procura. Indubbiamente le riforme legislative degli ultimi anni hanno permesso di scoprire gravi contesti e consentire interventi tempestivi nei singoli casi”.

g. c.

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