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SPORT | 09 aprile 2017, 07:00

Giro d'Italia a Biella, Denis Lunghi: "Questa corsa rosa sarà ricordata a lungo"

Newsbiella prosegue le interviste dedicate al ritorno del Giro nel Biellese con la tappa di Oropa, sabato 20 maggio, e la ripartenza da Valdengo il giorno successivo. L'ex corridore Colpack ricorda la sua vittoria di tappa nel 2002: "Ho provato emozioni indescrivibili"

Giro d'Italia a Biella, Denis Lunghi: "Questa corsa rosa sarà ricordata a lungo"

Denis Lunghi è un ex ciclista biellese, nato a Biella nel 1976. La sua carriera da professionista dura cinque anni, tra il 1999 e il 2004. Corre per diverse squadre, ma i risultati più prestigiosi arrivano in maglia Colpack. Nel 2002 vince la dodicesima tappa del Giro d’Italia da Campobasso a Chieti. Nel 2004 alcuni gravi problemi fisici lo costringono al ritiro.

Cosa si deve aspettare Biella e il suo territorio dal Giro?

Sicuramente, la partenza e l’arrivo di tappa sono due eventi che fanno muovere tanta gente. Fanno crescere lo spettacolo e l’entusiasmo. Tutti elementi che non possono fare che bene alla nostra provincia. Perciò ben vengano questo tipo di manifestazioni.

Che Giro d’Italia dobbiamo aspettarci?

Sarà un Giro d’Italia che verrà ricordato a lungo, in quanto Centenario. Per questo motivo mi auguro che gli atleti in pista creino uno spettacolo piacevole per gli appassionati, e in particolare nelle due tappe che ci vedono coinvolti da vicini. Personalmente, spero che la maglia rosa a Milano sia indossata da un italiano, preferibilmente Fabio Aru. È un corridore giovane, mi piace molto e lo seguo abbastanza. Quindi il mio tifo andrà a lui.

Di cosa si occupa ora?

Nonostante la bicicletta fosse tutto il mio mondo, la mia passione e il mio amore, non mi sono fermato dopo il ritiro e non mi sono seduto in panchina. Ho iniziato a lavorare in società con mio fratello più grande e, insieme, gestiamo un’azienda elettrica specializzata in pannelli fotovoltaici e operiamo in tutto il nord Italia.

Un ricordo della sua vittoria al Giro 2002 nella tappa Campobasso-Chieti.

È un ricordo bellissimo e speciale. Vincere, farsi notare e salire su quel gradino a fine giornata è un’emozione incredibile, quasi indescrivibile. In fin dei conti, per un italiano il Giro d’Italia è l’evento più importante dell’anno. Perciò non posso che ricordare quel giorno molto piacevolmente.

Dopo alcuni risultati importanti, però è stato costretto al ritiro.

Purtroppo non ho potuto esprimermi al meglio. Ho dovuto ritirarmi a 28 anni, quando ero nel pieno della mia maturità fisica. Questo è un grandissimo rimpianto per me, ma è andata così. Ho preso una miocardite da un’infezione che ha colpito il miocardio. Questo mi ha costretto allo stop prima di alcuni mesi, poi di un anno, poi sono diventati due, e il ciclismo non è eterno. Per questa ragione ho dovuto smettere. La mia aspettativa era quella di raggiungere grandi traguardi in questo sport, ma con le parole non possiamo più fare niente. Ciò nonostante ho ottenuto importanti risultati in ambito lavorativo e, ovviamente, famigliare.

 

Cosa si augura per questa tappa Castellania-Oropa?

Conosciamo l’importanza storica, ciclisticamente parlando, di Oropa e della sua salita. Abbiamo ancora tutti quelle immagini con Marco Pantani protagonista impresse negli occhi. È difficile, però, immaginare chi abbia le carte migliori per vincere al Santuario: è una tappa breve, molto pianeggiante, con un’ultima salita impegnativa sul finale, per cui potrà essere l’outsider di giornata, oppure chi riuscirà ad andare in fuga dal mattino. Sarà molto spettacolare anche perché incerta.

E, per concludere, quali sono le sue aspettative sul il ciclismo?

Io mi auguro che gli sponsor continuino a investire nel ciclismo affinché continui a crescere. Questo per molte ragioni: perché è uno sport unico, dove emergono la fatica e il sacrificio. E anche perché è uno sport che alla gente comune che lavora piace. Inoltre, non posso che augurarmi che questo movimento cresca in misura sempre maggiore nel nostro Paese, in modo tale che i corridori italiani riportino il nome dell’Italia in alto.

Giulia Casto

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