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SPORT | 29 gennaio 2017, 07:00

Luca e Matteo Pollone, i fratelli del basket biellese: "Ma in allenamento meglio non marcarsi"

Newsbiella ha intervistato i due ragazzi innamorati della palla a spicchi. Il primo si sta ritagliando sempre più spazio nella prima squadra Angelico, il secondo è un punto di forza dell'Under 20 di Federico Danna. I due si raccontano tra pregi e difetti senza dimenticare di rivolgersi consigli preziosi

Luca e Matteo Pollone, i fratelli del basket biellese: "Ma in allenamento meglio non marcarsi"

Primo gennaio di qualche anno fa, Vercelli, un freddo polare, un cortile e un canestro. Per chi si immagina una scena tipo Space Jam, con la versione junior di Michael Jordan nel cortile che cerca di schiacciare beh, dimenticatela. Tenete a mente solo il cortile ed il canestro inchiodato al muro. Casa Pollone, famiglia di cestisti, Padre e Madre nell’orbita della palla a spicchi e due figli, Matteo e Luca, innamorati della stessa cosa. Luca, il maggiore, è del 97, Matteo del 99. Se le stanno dando di santa ragione, più che basket è lotta, competizione fisica, non si concede nulla all’avversario. È il primo gennaio, quando chiunque è sul divano a digerire le laute pietanze ingurgitate nelle feste, o, come i più temerari, ancora con le gambe sotto il tavolo, i due ragazzini sono lì a sfidarsi allo sfinimento.

Un salto in avanti, Biella, ancora gennaio, 2017, i due ragazzi si sono trasferiti di qualche decina di chilometri, Luca “Pollo” è in città da 6 anni, Matteo “Pollino” da 2, l’asfalto del cortile è diventato parquet, al posto del cancello ora ci sono 4000 seggiolini. Finisce l’allenamento della prima squadra, fra i ragazzi agli ordini di coach Carrea ci sono i due fratelli, a cui andiamo incontro. L’allenamento è finito, la competizione no, lo dimostra Luca, con poche parole: “In allenamento è meglio se non ci marchiamo, perché il rischio è di farsi male per le botte che ci diamo”. E fuori dal campo, che consiglio potreste darvi l’un l’altro? Risponde Matteo, sorridendo: “Mio fratello dovrebbe essere un po’ meno aggressivo, in generale”. “Sbotto facilmente, se qualcosa non mi va bene” - lo interrompe Luca, anche lui col sorriso, gli rivolgiamo la stessa domanda, ma chiede di poterci pensare, la otterremo a fine intervista, lontana dalle orecchie del fratello minore… Proviamo a pungolare la competitività dei due, gli chiediamo chi ha vinto l’ultimo uno contro uno ma glissano, la sensazione però è che non ci dicano tutto.

Cambiamo discorso, entrambi i ragazzi sono nel giro delle nazionali giovanili, Luca più navigato con già un buon numero di convocazioni all’attivo, Matteo si sta avvicinando alla prima ufficiale, che onorerà la prossima settimana post-match con Roma. Luca: “Sono contento per mio fratello, è un grande motivo di orgoglio vestire l’azzurro, ancora di più avere l’opportunità di farlo entrambi”.

Matteo annuisce, soddisfatto della risposta del fratello. I due ragazzi sono silenziosi, al limite dello schivo, è difficile tirarne fuori più di poche parole, ci riusciamo tornando a stimolarli l’uno sul gioco dell’altro.

Datevi reciprocamente un consiglio cestistico. Comincia Matteo, anticipando il fratello maggiore: “Deve usare più la mano sinistra, è un aspetto del suo gioco da migliorare”. Luca annuisce….poi rilancia: “Matteo deve cercare di non andare troppo fuori equilibrio quando gioca, spesso si sbilancia e l’esito delle sue iniziative ne risente. E deve ricordarsi di non cercare sempre di rubare la palla in difesa”.

Vanno d’accordo i fratelli, condividono l’uno le opinioni dell’altro, e allora decidiamo di fargli scegliere quintetto e sesto uomo ideali, 3 giocatori a testa.

Ne escono fuori nomi noti del basket mondiale, per una squadra che farebbe davvero faville: in guardia Matteo sceglie Ginobili, Luca Milos Teodosic, le ali sono il greco Antetokounmpo e l’italiano Melli, il centro è il leggendario Tim Duncan e il sesto uomo il capitano della Nazionale, Gigi Datome. Torniamo a Biella, alla stagione in corso, per Luca è la prima da giocatore “senior” con un utilizzo importante nelle rotazioni della prima squadra: “È difficile, il contesto mi sta aiutando perché la squadra va bene, ma non a questo livello non si può avere mai un calo di concentrazione, un passaggio a vuoto perché la squadra ne risentirebbe troppo. È bellissimo ma allo stesso tempo molto stancante”.

I ragazzi hanno anche calcato il campo assieme, in Serie A. Risponde Luca: “Il più delle volte Matteo entra al mio posto ma è bello condividere il campo. La soddisfazione è il “cinque” che ci diamo al momento della sostituzione, va molto oltre il gesto, contiene incoraggiamento e forza, oltre che essere il nostro modo di congratularci l’un l’altro”.

Matteo si avvia verso il campo, ha allenamento con l’under 20 di coach Danna, a detta sua “l’allenatore che più mi ha migliorato come giocatore”. Appena è abbastanza lontano Luca si gira verso di noi, abbiamo ancora una domanda in sospeso da inizio intervista… “Lo dico adesso, Matteo mangia troppi dolci, poi gli viene la “panza”… Devo dire però che è anche bravo a cucinarli, le torte che fa a casa spariscono in un attimo divorate da lui e nostro papà”. L’intervista finisce, ne esce il ritratto di due cestisti di sicuro talento, educati, silenziosi e con l’indole dei grandi lavoratori. Come si suol dire, “se son rose fioriranno”. Mal che vada, apriranno una pasticceria.

Matteo Bernardini

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