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CULTURA E SPETTACOLI | 25 luglio 2026, 08:30

Accademia Perosi, ultimo concerto prima della pausa estiva: ecco il Quartett Hana

Accademia Perosi, ultimo concerto prima della pausa estiva: ecco il Quartett Hana

Accademia Perosi, ultimo concerto prima della pausa estiva: ecco il Quartett Hana

Ultimo concerto prima della pausa estiva al Chiostro di San Sebastiano di Biella con Concerti al chiostro – Flower, in programma alle 21.30 di martedì 28 luglio con il Quartett Hana.

Vi è, nel catalogo sterminato della musica per archi, una categoria segreta che gli studiosi conoscono bene: quella delle opere mutile, dei gesti interrotti a metà, dei discorsi che si arrestano proprio nel punto in cui promettevano di rivelarsi. Il Quartettsatz in do minore D 703 di Schubert appartiene a questa stirpe di frammenti eloquenti. 

Composto nel dicembre 1820, all'indomani di una Schubertiade viennese ancora calda di conversazioni e di vino, il movimento si presenta come una porta socchiusa: da un lato lascia intravedere stanze mai arredate, dall'altro custodisce già, nella sua cornice, l'intera architettura di un edificio che non sarà mai costruito. L'Allegro assai corre con un'energia nervosa, quasi febbrile, simile al battito accelerato di chi intuisce una verità e non trova ancora le parole per dirla. Alcuni interpreti hanno ipotizzato che Schubert abbandonò il progetto perché nessun secondo movimento avrebbe potuto reggere il confronto con la tensione drammatica del primo: un incendio troppo vivo per essere seguito da braci. In quelle poche pagine si ode già, come un'eco lontana, il timbro dei quartetti della maturità — il Rosamunde, La morte e la fanciulla — non ancora nati ma già annunciati, come il tuono precede la pioggia.

Se Schubert guarda in avanti, verso un futuro che la morte gli avrebbe negato, Dvořák nel suo Quartetto n. 13 in sol maggiore op. 106 volge lo sguardo all'indietro, verso la propria terra boema, ritrovata dopo l'esilio americano. Scritto tra l'11 novembre e il 9 dicembre 1895, in un impeto compositivo quasi febbrile quanto quello schubertiano ma di segno opposto, il quartetto inaugura l'ultima, luminosa stagione creativa del compositore: quella in cui la lezione appresa oltreoceano si fonde con il canto delle proprie radici, come un fiume che, dopo aver bagnato terre straniere, ritrova il proprio letto originario e vi scorre più limpido di prima.

Due opere agli antipodi, dunque: l'una incompiuta e proiettata verso ciò che ancora non è, l'altra compiuta e memore di ciò che è stato. Eppure in entrambe risuona, con identica sincerità, la voce di chi scrive non per compiacere ma per confessare. A restituire questa doppia confessione sarà il Quartetto HANA, fondato nel 2019 presso l'Università di Musica e Teatro di Monaco di Baviera: quattro musicisti — Kwak Gyurim e Fuga Miwatashi ai violini, Simon Rosier alla viola, Chao Tzu-Shao al violoncello — provenienti rispettivamente da Corea del Sud, Giappone, Paesi Bassi e Taiwan, uniti da un nome che è già un programma estetico: HANA, «fiore» in giapponese, «unità» in coreano, sintesi di crescita e coesione.

Elogiato da testate quali la Süddeutsche Zeitung, la Rhein-Neckar-Zeitung e The Strad per la vivacità d'intesa e la versatilità stilistica — dal classicismo di Haydn alla musica contemporanea —, il quartetto ha affinato la propria voce sotto la guida del Quatuor Ébène a Monaco, per poi proseguire il perfezionamento a Madrid con Günter Pichler e a Parigi con il Quatuor Modigliani. Il palmarès parla da sé: semifinali a Wigmore Hall e a Bordeaux nel 2025, Premio Christine e David Anderson al Concorso di Banff, secondo premio a Ginevra, terzo premio al Concorso Carl Nielsen di Copenaghen, Förderpreis al Concorso ARD di Monaco.

I quattro musicisti sono inoltre studenti dell'Accademia Perosi, allievi della classe di Oliver Wille.

c. s. Fondazione Accademia Perosi g. c.

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