La solidarietà non si arresta. Torino questa sera scende in strada per chiedere la liberazione di Dina Alberizia, Domenico “Nico” Centrone e degli altri otto attivisti italiani del Land Convoy della Global Sumud, fermati in Libia orientale mentre erano diretti a Gaza.
Domenica 24 maggio, alle 15.22, si sono persi i contatti con la delegazione di dieci persone incaricata di negoziare con le autorità libiche il passaggio di una carovana di aiuti umanitari, ambulanze e case mobili per la Palestina. Da ventotto giorni non si hanno notizie del gruppo.
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Per questo oggi nel capoluogo piemontese è stata proclamata una giornata di mobilitazione, insieme ad Amnesty International. L’appuntamento è alle 18.30 davanti al Comune, da dove partirà il corteo diretto verso la Prefettura.
«La Città - ha spiegato la vicepresidente del Consiglio comunale Ludovica Cioria - è al fianco di questi attivisti e di Dina Alberizia, l’insegnante la cui umanità e dolcezza è rimasta nella vita di chi l’ha incontrata». «Come Comune - ha aggiunto - ci siamo mobilitati molte volte per il popolo palestinese».
Nell’ultimo Consiglio comunale, come ha ricordato la capogruppo di Sinistra Ecologista Sara Diena, è stato approvato un documento che chiede di attivare tutte le vie diplomatiche per riportare a casa Dina e Domenico.
L’impegno di Dina
A intervenire anche Maria Elena Delia, insegnante di fisica torinese, attivista volontaria per la Palestina e referente nazionale della Global Sumud Flotilla. «Dina - ha detto - non è solo una compagna di lotta, ma una persona a cui voglio bene e che stimo infinitamente. Mi ha insegnato come si possa continuare ogni giorno a lottare dalla parte giusta della storia, anche quando la condizione della vita ci potrebbe consentire di riposarci e stare in casa».
“A Gaza popolazione sotto assedio”
«Lei - ha aggiunto - invece di godersi la pensione, ha scelto di mettere la sua vita a servizio dell’altro». Se una parte degli italiani sostiene l’impegno dei dieci attivisti, sui social non sono mancate contestazioni alla missione, con frasi come «Se la sono andata a cercare», «Sono degli stupidi», «Gli sta bene». «A Gaza - ha chiarito Maria Elena Delia - ora non c’è la pace: c’è una popolazione sotto assedio».
«Da quando è stato proclamato il cessate il fuoco - ha aggiunto - i palestinesi hanno continuato a essere uccisi: a oggi sono mille i morti. Gaza e la Cisgiordania continuano a essere occupate illegalmente da Israele, subendo repressioni violente. Finché Dina e gli altri attivisti non saranno tornati a casa non possiamo stare tranquilli», ha concluso Delia.
“Riportiamoli a casa”
A prendere la parola anche Angela Vitale, di Amnesty International, che conosce personalmente Dina Alberizia come maestra delle nipoti. «Dina e gli altri - ha detto - volevano portare aiuti umanitari: andiamo avanti per riportarli a casa».
A esprimere il proprio sostegno anche il sindaco Stefano Lo Russo: «Voglio manifestare la mia personale vicinanza e quella della Città di Torino. Cercheremo di agire perché le autorità, soprattutto il Ministero degli Affari Esteri, possano accelerare sulla liberazione del gruppo e, in questa fase di detenzione, monitorare le condizioni delle persone».

























