Mercoledì 28 maggio, nell’aula 210 dell’Istituto Tecnico Industriale “Quintino Sella” di Biella, si è svolto un momento di approfondimento culturale dedicato agli studenti della classe seconda dell’indirizzo Tessile, Abbigliamento e Moda. Relatore dell’incontro, intitolato “Il vestito come rappresentazione”, è stato Battista Saiu, antropologo e responsabile del Museo delle Migrazioni, Cammini e Storie di Popoli di Pettinengo, realtà culturale nata per custodire e raccontare le vicende delle migrazioni, gli incontri tra popoli e le identità che si trasformano nel tempo.
L’iniziativa si inserisce in un più ampio percorso formativo avviato durante l’anno scolastico e rappresenta la naturale prosecuzione della visita d’istruzione effettuata nel mese di febbraio allo stabilimento della “Vitale Barberis Canonico” di Valdilana. L’uscita, coordinata dalla docente di Scienze e Tecnologie Filomena Cozzolino nell’ambito del PMI Day, aveva consentito agli studenti di conoscere da vicino una delle più prestigiose eccellenze manifatturiere del Biellese, avvicinandoli al mondo della produzione tessile e alla cultura del lavoro.
A preparare l’incontro conclusivo è stato un percorso interdisciplinare sviluppato sotto la guida del docente di lingua inglese Matteo Rebuffa, con la supervisione della professoressa Piera Saladino. Partendo dal tema della rappresentazione dell’abito tradizionale, gli studenti sono stati invitati a intraprendere un viaggio di ricerca nelle proprie origini familiari e culturali.
La classe, caratterizzata da provenienze geografiche differenti e da storie familiari eterogenee, ha trasformato questa pluralità in un’occasione di conoscenza reciproca. Attraverso attività di brainstorming, confronto e ricerca documentale, ogni studente — individualmente o in coppia, quando accomunato dalla stessa provenienza — ha realizzato un elaborato artistico e tecnico dedicato al costume tradizionale della regione italiana o della nazione d’origine della propria famiglia.
Disegni, schede descrittive e approfondimenti sono stati arricchiti da glossari contenenti i nomi delle diverse parti dell’abito nelle lingue d’origine, nei dialetti regionali italiani o negli idiomi parlati in famiglia. La successiva lettura condivisa dei lavori ha rappresentato uno dei passaggi più significativi dell’esperienza: parole sconosciute, sonorità differenti e tradizioni lontane sono diventate strumenti di dialogo e scoperta. Gli studenti hanno imparato ad ascoltare l’altro, comprendendo che dietro ogni diversità si celano percorsi umani, valori e aspirazioni spesso sorprendentemente simili.
Anche la disposizione dell’aula, organizzata in forma semicircolare, ha favorito la partecipazione e la circolazione delle idee, creando un ambiente accogliente nel quale il confronto è diventato occasione di crescita collettiva. È emerso con chiarezza come la diversità non costituisca una barriera, ma una risorsa capace di ampliare gli orizzonti culturali, arricchire le relazioni e rafforzare il senso di appartenenza a una comunità aperta e inclusiva.
Nel corso della lezione conclusiva, Battista Saiu ha dialogato con gli studenti partendo dagli elaborati realizzati. L’attenzione si è quindi soffermata sulla possibilità di ricostruire la propria storia familiare attraverso l’albero genealogico, strumento prezioso per comprendere il cammino delle generazioni e custodire la memoria delle proprie radici.
Successivamente, la riflessione si è allargata al significato sociale dell’abbigliamento. Ogni abito costituisce infatti un linguaggio capace di raccontare identità, appartenenze, ruoli e trasformazioni storiche. In una società sempre più veloce e globalizzata, spesso incline a trascurare il valore simbolico dei gesti quotidiani, comprendere l’origine e la funzione degli indumenti significa recuperare la memoria delle comunità che li hanno prodotti, indossati e tramandati nel tempo.
La seconda parte dell’incontro si è sviluppata attraverso una visita virtuale alle collezioni del Museo delle Migrazioni di Pettinengo. Gli studenti hanno potuto osservare alcuni esempi di abbigliamento tradizionale custoditi nel patrimonio museale: il costume quotidiano di Desulo e quello festivo di Oliena, espressioni della ricca tradizione identitaria della Sardegna; gli abiti da lavoro delle mondine che operavano nelle risaie tra Biellese e Vercellese; i costumi quotidiani e festivi della Valle Cervo, testimonianza della cultura alpina locale.
Particolarmente importante è stato il momento conclusivo con la consegna ufficiale degli elaborati realizzati dagli studenti, destinati a entrare a far parte dell’archivio documentario del museo. Un gesto non soltanto simbolico, che trasforma il lavoro scolastico in patrimonio collettivo e riconosce ai giovani un ruolo da protagonisti nella costruzione della memoria culturale contemporanea.
L’invito finale rivolto agli studenti e ai docenti è stato quello di visitare durante il periodo estivo il “loro” Museo delle Migrazioni, Cammini e Storie di Popoli di Pettinengo, struttura inserita nella Rete Museale Biellese, progetto coordinato dall’Ecomuseo Valle Elvo e Serra in collaborazione con l’Ecomuseo del Biellese, nato per valorizzare il patrimonio storico, culturale e antropologico del territorio.
A partire da domenica 28 giugno, il museo sarà visitabile gratuitamente tutte le domeniche, dalle 15 alle 19. Un’occasione per scoprire storie di partenze e ritorni, incontri e contaminazioni culturali, attraverso percorsi espositivi che raccontano come le migrazioni abbiano contribuito a costruire le identità delle comunità contemporanee.
Studenti e insegnanti sono stati inoltre invitati a partecipare alla festa inaugurale in programma domenica 5 luglio dalle ore 16, nel cortile del museo in via Fiume 12. Sarà un momento di condivisione aperto alla cittadinanza, dedicato all’incontro tra generazioni e culture, nel segno dell’accoglienza e della partecipazione.
Come ogni esperienza capace di lasciare un segno profondo, anche questa si è conclusa all’insegna della convivialità. Secondo l’antica tradizione mediterranea del “su cumbidu”, il convivio che suggella amicizia e ospitalità, i partecipanti hanno condiviso un momento di festa grazie all’alunna Hiba Sabbar che, con il prezioso supporto della propria famiglia di origine marocchina, ha preparato gli halawiat (حلويات), dolci tipici della tradizione nordafricana.
Un gesto semplice ma eloquente, capace di sintetizzare il significato più autentico dell’iniziativa: culture diverse che si incontrano, si raccontano e si riconoscono reciprocamente, trasformando le differenze in opportunità di conoscenza e la pluralità delle origini in una ricchezza comune da custodire e tramandare.


























