Era il 6 maggio 1976: un terremoto di magnitudo locale ML 6.4 colpì il Friuli. La terra tremò dall’Italia centrale fino all’Olanda. E a distanza di cinquant’anni, riaffiorano anche nel Biellese i ricordi di chi visse da vicino quei drammatici giorni segnati da distruzione, paura e solidarietà. Tra loro il fotografo Roberto Marchisotti, partito all’epoca per realizzare un servizio di fotocronaca insieme al padre Pierino e ai volontari di Pollone.
"Sono partito con mio papà e dei volontari per poter aiutare la gente per quello che si poteva – racconta Marchisotti –. È stata dura. In certi casi il nostro mestiere è difficile e quello è stato uno di quei momenti".
Immagini e ricordi ancora vivi, legati soprattutto alla sofferenza delle persone colpite dal sisma.
"C’era gente che aveva perso la casa e cercava i propri cari", ricorda il fotografo, testimone diretto di una delle pagine più dolorose della storia italiana del dopoguerra.
Il terremoto del 1976 provocò quasi mille vittime e lasciò migliaia di sfollati, ma fu anche un esempio straordinario di mobilitazione e aiuto da parte di volontari provenienti da tutta Italia.
































