Questa mattina giovedì 23 aprile, presso la sede di Biverbanca – Banca di Asti a Biella, in via Carso, si è svolta una conferenza stampa convocata in tempi molto rapidi dall’ASL Biella. Il motivo dell’urgenza è semplice: il Consiglio di Amministrazione uscente della banca ha deliberato di destinare a bilancio 2026 la somma di un milione di euro, indicando come beneficiarie – in proporzione – le ASL dei territori di riferimento: Asti, Vercelli e Biella. A quest’ultima spetterebbero, per il primo anno, 300 mila euro. L’intervento è pensato su base triennale: sarà il nuovo CDA, in insediamento nei prossimi giorni, a decidere se confermare l’erogazione anche per gli anni successivi, portando così il contributo complessivo a 900 mila euro.
Nel corso della conferenza è stato chiarito l’obiettivo della raccolta: l’acquisizione di una PET, apparecchiatura di medicina nucleare fondamentale per garantire diagnosi oncologiche precoci e sempre più precise, nonché strumenti predittivi per patologie neurodegenerative come Alzheimer e Parkinson.
Si tratta di una tecnologia essenziale per qualificare ulteriormente il nostro ospedale e, soprattutto, per migliorare concretamente la qualità della vita dei pazienti biellesi, oggi spesso costretti a spostarsi fuori provincia – con viaggi di almeno 50 km – per accedere a questo tipo di esami. Un disagio significativo, che si traduce anche in ritardi diagnostici, particolarmente critici in ambito oncologico.
È altrettanto evidente che, a fronte di un costo complessivo dell’apparecchiatura stimato tra i 2,5 e i 3 milioni di euro, il territorio – chiamato a contribuire dal direttore generale – non si sottrarrà. La storia del Biellese lo dimostra: dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Biella in avanti, la comunità ha sempre sostenuto con generosità il sistema sanitario, spesso supplendo direttamente a carenze strutturali. Proprio per questo, però, ciò che oggi è mancato è stato un chiaro e diretto impegno da parte della Regione Piemonte. Di fronte a un investimento così strategico, un contributo regionale – anche parziale – non solo sarebbe opportuno, ma doveroso
Altrove, su analoghe dotazioni tecnologiche, interventi regionali sono stati messi in campo. È quindi difficile comprendere perché il Biellese debba ancora una volta affidarsi quasi esclusivamente alla propria capacità di mobilitazione.
Mentre il territorio si prepara, ancora una volta, a fare la propria parte, è legittimo attendersi che anche dal Grattacielo della Regione arrivi un segnale concreto. La sanità pubblica non può reggersi soltanto sulla generosità delle comunità locali: servono scelte politiche chiare e responsabilità istituzionali altrettanto nette.
























