Digitare “logo + nome azienda” su Google Immagini è sufficiente per scoprire quante varianti non ufficiali di un marchio circolino online: loghi ricreati, deformati, con colori sbagliati, file sgranati, utilizzi impropri e “badge” creati da terzi. Il fenomeno non riguarda solo le PMI: anche brand globali non ne sono esenti.
Tuttavia, per realtà con risorse più limitate l’impatto può essere maggiore, perché la correzione richiede presidio costante. La soluzione? Non facile, certo, ma la più efficace è adottare brand guidelines aziendali chiare e operative: logo in vettoriale e formati web, varianti approvate, palette, font, regole d’uso ed esempi di errori da evitare, oltre a un brand kit ufficiale facilmente scaricabile dal sito.
Un metodo utile per proteggere reputazione e coerenza del marchio, anche in un tessuto imprenditoriale del tipo presente in aree geografiche più ristrette, come quelle di Biella, Vercelli, Novara, Ivrea e Aosta.
Paolo Mander
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