Sono 19 i Comuni biellesi che, secondo quanto emerso nel dibattito nazionale legato alla legge 131/2025, risulterebbero tra quelli potenzialmente destinati a perdere la qualifica di Comune montano. Un’ipotesi che ha inevitabilmente acceso l’attenzione sul territorio, ma che, allo stato attuale, resta tutt’altro che definitiva.
Il tema nasce dalla riforma dei criteri di classificazione dei Comuni montani introdotta dalla legge 131/2025, che si basa su parametri esclusivamente altimetrici, legati a pendenza e quota sul livello del mare. Un’impostazione che ha suscitato perplessità in molte aree interne d’Italia, Piemonte compreso, perché non tiene conto di elementi come la marginalità socio-economica, la distanza dai servizi, le difficoltà infrastrutturali e l’isolamento che caratterizzano numerosi territori.
Secondo i dati circolati a livello regionale, in Piemonte sarebbero 105 i Comuni a rischio declassamento, con il Biellese che conta ben 19 realtà coinvolte: Curino, Pray, Sostegno, Strona, Ronco Biellese, Magnano, Mezzana Mortigliengo, Zubiena, Mongrando, Ternengo, Camburzano, Zimone, Casapinta, Vigliano Biellese, Cossato, Occhieppo Inferiore, Valdengo, Lessona e Quaregna Cerreto.
Numeri che, letti così, possono generare preoccupazione, soprattutto in territori che già oggi si confrontano con fragilità strutturali e con un costante lavoro per mantenere servizi, presìdi e opportunità per i residenti. Tuttavia, dal territorio arriva un invito chiaro a non alimentare allarmismi.
A sottolinearlo è Davide Cappio, Presidente dell'Unione Montana dei Comuni del Biellese Orientale:
«Non servono gli allarmismi, è tutto in divenire. Grazie anche alla Regione Piemonte, contraria a una classificazione rigida, si è aperto un tavolo di dibattito dove verranno ascoltati i territori e analizzate tutte le criticità per arrivare a una soluzione equa che non metta in crisi alcune realtà. In ogni caso ci vorrà del tempo, dato che anche in una regione come il Piemonte ogni territorio ha una sua peculiarità e criticità da analizzare punto per punto».
Il punto centrale, quindi, è che il percorso è ancora aperto. La Conferenza Stato-Regioni non ha infatti raggiunto un’intesa definitiva sui nuovi criteri e il confronto è tuttora in corso. Proprio su questo fronte si inserisce l’azione della Regione Piemonte, che ha espresso contrarietà a un’applicazione automatica e rigida dei parametri altimetrici, chiedendo che vengano considerate le specificità territoriali.
Nel caso del Biellese, si tratta di realtà che, pur non rientrando in alcuni parametri puramente orografici, vivono quotidianamente condizioni tipiche delle aree montane e interne: dispersione abitativa, difficoltà nei collegamenti, carenza di servizi di prossimità e una fragilità demografica ormai strutturale.
Per questo motivo, al momento, parlare di declassamento certo sarebbe prematuro. Più corretto è dire che il Biellese, insieme a molte altre aree piemontesi, è al centro di una discussione che punta proprio a evitare che una classificazione troppo schematica possa tradursi in un danno per i territori.
La partita, insomma, è ancora tutta aperta. E nei prossimi mesi saranno proprio il confronto istituzionale e l’ascolto delle comunità locali a determinare quale sarà l’esito finale di una riforma che, per il Biellese, potrebbe avere conseguenze importanti.























