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ECONOMIA | 17 gennaio 2026, 06:50

Dazi e settore vinicolo: il Biellese regge la prova del mercato americano

Alessandro Ciccioni, della Società agricola Centovigne, ci illustra le performance del Nebbiolo nostrano.

Dazi e settore vinicolo: il Biellese regge la prova del mercato americano

Dazi e settore vinicolo: il Biellese regge la prova del mercato americano

Una produzione biellese, dai numeri contenuti e un vino pensato per un pubblico ristretto, osserva i dazi americani senza il panico delle grandi esportazioni. A raccontarlo è Alessandro Ciccioni, della Società agricola Centovigne - Castello di Castellengo (Cossato), realtà biellese che lavora su un prodotto dichiaratamente di nicchia: il Nebbiolo. In questo segmento, spiega, l’impatto delle misure doganali, annunciate e rimaneggiate più volte nel corso dei mesi, non hanno avuto l'effetto drammatico che era previsto.

"Parliamo di una piccola azienda che produce un prodotto di nicchia, nel mercato americano siamo una goccia nel mare", premette Ciccioni. Eppure, in quel “mare”, esiste una fascia di consumatori molto informati: "Negli Stati Uniti da anni c’è interesse per il territorio dell’Alto Piemonte, soprattutto da parte di grandi appassionati di nebbioli, profondamente conoscitori dei territori del Nebbiolo in Piemonte, delle loro sfaccettature, climi e terreni".

La pressione e l'incertezza sui dazi non ha frenato gli ordini: "I nostri importatori, per fortuna, hanno mandato gli ordini e abbiamo superato il problema con un piccolo sconto sul listino. In parte gli siamo venuti incontro, ma il restante sovrapprezzo l'hanno accettato senza problemi. Questo ha portato un piccolo rincaro dei nostri vini sui listini dei ristoranti, delle enoteche... ma senza scosse sulle vendite. Siamo comunque competitivi e abbiamo avuto un buon riscontro".

Il segnale più evidente arriva dalle programmazioni: "A dicembre sono già arrivati gli ordini per il 2026. Le spedizioni sono già in corso e questo ci fa pensare che l’argomento dazi sia stato ampiamente superato". Sul piano commerciale, Ciccioni richiama anche dinamiche meno intuitive: "Il mercato del vino è dettato anche dalle fasce di prezzo: l'aumento di un prodotto specifico può portarlo ad essere, anziché il più caro di una fascia, il più economico di quella successiva… Sono dinamiche complesse e non ci è possibile monitorarle precisamente. C’è chi acquista senza spendere più di 30 euro e chi guarda dai 30 in su, ad esempio".

"A sostenere la presenza sul mercato americano c’è anche un lavoro di continua promozione in loco, che garantisce il racconto dei nostri vini, della nostra produzione e del nostro territorio".

Se il fronte export è solido, le preoccupazioni sono rivolte alla vigna: "Il vero problema sono i fattori esterni, la Popillia in estate e soprattutto i cinghiali: dopo aver tutelato la vigna un anno intero, in una notte possono portare via tutto. Non è così raro che qualcuno perda interamente il raccolto".

Sul fronte del clima, l'agricoltura è "di difesa": "Ogni stagione è diversa e imprevedibile, ma le reti antigrandine hanno portato maggiore serenità. Un tempo si pensava che potessero creare ombreggiamenti e problemi di maturazione, ma questo non è avvenuto. Anzi, ci sono giornate terse in cui il sole può scottare i grappoli, la rete favorisce lo sviluppo ed evita scottature, migliorando la qualità del raccolto finale".

Infine l’inverno: "I rigori invernali sono positivi: confidiamo sul fatto che riducano la quantità di insetti che sverneranno, ma le temperature non devono scendere ulteriormente. Le larve di Popillia nel terreno potrebbero ricevere una gelata, ma occorrerà attendere per osservarne i risultati".

Il clima internazionale, nonostante gli sbalzi, non sembra aver leso i filari biellesi. Ciò che resta da tutelare sono le vigne stesse che oggi, più che un tempo, devono far fronte a un clima incerto, cinghiali e minacce internazionali che poco hanno a che fare (almeno per il momento) con le imposte fluttuanti.

G. Ch.

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