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ATTUALITÀ | 13 marzo 2022, 06:50

Anche nelle farmacie biellesi è partita la corsa allo iodio

I farmacisti però sconsigliano i rimedi "Fai da te" e per il Ministro alla Salute questa "corsa" è "quanto mai inopportuna"

Biella, anche nelle farmacie biellesi è partita la corsa allo iodio, foto Pexels

Biella, anche nelle farmacie biellesi è partita la corsa allo iodio, foto Pexels

L'invasione russa e l'attacco alla centrale nucleare di Zaporizhzhia hanno fatto scattare nel mondo e in tutta Italia, Biella compresa, una corsa nelle farmacie a caccia delle pastiglie allo ioduro di potassio (KI), un composto utilizzato contro l'ipertiroidismo e come fattore di protezione in caso di emissioni di radiazioni.

In molti lo comprano per paura di un disastro nucleare vista la sua capacità di ridurre gli effetti delle radiazioni. I farmacisti sconsigliano però vivamente i metodi "Fai-da-Te" e sottolineano i pericoli dell'assunzione di iodio precisando che:” L’uso scorretto delle compresse a base di iodio può comportare danni gravi alla salute, in particolare alla tiroide. E semmai si verificasse un disastro nucleare in Ucraina, non servirebbero gli integratori a base di iodio. Bensì dei farmaci, la cui distribuzione spetterebbe alla Protezione Civile e alle Regioni.”

Anche il Ministero della Salute raccomanda prudenza e dichiara: “La richiesta di medicinali a base di iodio per paventato rischio nucleare è quanto mai inopportuna. Lo ioduro è un farmaco e va gestito dal medico. È importante ricordare che lo Ioduro di potassio o semplicemente KI deve essere assunto solo se raccomandato dalle autorità sanitarie locali, soltanto in seguito a prescrizione medica e sotto controllo medico. Una inopportuna assunzione di KI, infatti, può determinare sintomi influenzali, mal di testa, lacrimazione, congiuntivite, arrossamenti del volto, dolore alle ghiandole salivari, laringite, bronchite e problemi alla tiroide. L’unica raccomandazione generale, senza danni per il momento, riguarda l’uso del sale iodato.”

Un'esplosione nucleare sprigionerebbe inoltre nell'aria anche sostanze radioattive come il cesio-137, l’uranio, il plutonio e altre sostanze dannose, e a fronte di un simile scenario, ad essere a rischio non sarebbe dunque soltanto la tiroide, bensì l’intero organismo.

 

Alessio Laudicina

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