Il confinamento in casa, prima, e il permanere di ristrettezze nel vivere gli spazi pubblici, poi, non annunciano nulla di buono. A questi sentimenti dà voce Nicola Loi di Ortueri (Nuoro) nella poesia “Oriòlos feos / Presentimenti brutti”, appositamente composta per il Laboratorio Linguistico “Eya, emmo, sì: là dove il sì suona, s’emmo e s’eya cantant”.
Incontri mensili che avvicinano le due sponde di Europa ed America Latina attraverso i circoli sardi di Biella e di La Plata, nell’ambito del gemellaggio a regia regionale su indirizzo assessoriale di Alessandra Zedda, Assessore del Lavoro della Regione Autonoma della Sardegna, all’interno del più ampio progetto di “Casa Sardegna”.
Distanze accorciate anche dalla pandemia che genera dolore in entrambi i continenti: sentimenti di abbandono, rifiuto, umiliazione, tradimento e ingiustizia; ferite primarie che possono insidiare la nostra esistenza e che qua e là fanno capolino tra le quartine, comunque velate da aspettative e da speranze.
Nei versi si intrecciano immagini mutuate dall’universo agro pastorale, principale attività economica dell’Isola, che attraversano e permangono nella cultura del presente, sempre attenta - a volte quasi affascinata - alle contaminazioni esterne. Accanto al verso “Dae sa ventana faeddo cun tegus / Dalla finestra parlo con te” preso a prestito da un fotogramma dei telegiornali, quello di “bandidos a fura in sa campagna / banditi di nascosto nella campagna”, di origine più arcaica.
Governata dal destino, nella società contadina niente capita a caso. “Dae s'arvure nde calat sa foza / A segundu sas caras de sa luna”, in quanto anche il cadere delle foglie segue la sua legge - scrive il Poeta - secondo “sas caras de sa luna / le facce della luna”.
Tra i versi, l’invito venato di speranza: “Omine mannu derettu ischida / Uomo grande subito sveglia”, perché la falce mietitrice ha già tagliato - “fatti fuori” - a grandi mannelli: “A tentas mannas los at fattos fora”.























