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ATTUALITÀ | 12 giugno 2016, 07:00

"Nel biellese tanti nascondono ancora la propria sessualità" FOTOGALLERY

Paura di essere giudicati, timori di reazioni negative in famiglia, episodi di omofobia. La Biella diversamente innamorata, descritta in un libro di testimonianze raccolte da Agedo, ha ancora molta strada da fare sul tema dell'omosessualità. Eppure non mancano i segnali confortanti delle nuove generazioni

"Nel biellese tanti nascondono ancora la propria sessualità" FOTOGALLERY

“Molti genitori non vogliono ancora uscire allo scoperto. Da questo punto di vista ci sono molti biellesi che non si espongono”. A parlare è Vanda Aiazza, di Agedo Biella, il gruppo di aiuto e sostegno a quei genitori che hanno saputo dell’omosessualità dei propri figli e ne soffrono perché trovano difficile comprendere e accogliere. Ma Agedo si offre come interlocutore per un dialogo su situazioni che tanti padri e madri hanno vissuto e superato: solo così è possibile condividere il loro disagio. 

L’associazione, nata il 17 maggio 2011, presenta al proprio interno un gruppo di auto-mutuo-aiuto per l’ascolto e l’accoglienza delle persone che desiderano condividere la propria storia, nel rispetto del privato. Tante le iniziative già promosse tra cui la pubblicazione di un libro dal titolo “Biella diversamente innamorata” che narra le testimonianze di persone che hanno dovuto affrontare situazioni difficili e complicate e di chi vive una sessualità diversa dalla maggioranza della gente. “Quanta disinformazione ed ignoranza ci sono ancora in questo campo nel nostro territorio!” è scritto nella presentazione all’interno del libro. Anche per questo motivo Newsbiella ha deciso di approfondire la questione con i diretti interessati, i responsabili di Agedo: “Qui a Biella siamo in undici, ma il numero è in aumento – spiega Vanda – resta il problema, che poi è a livello nazionale, di persone che magari pagano la tessera d’iscrizione ma che poi non vogliono farsi vedere. Le discriminazioni esistono ancora, anche a livello familiare. Ci sono ragazzi che sono stati allontanati dalla propria famiglia solo perché madre o padre non accettano una diversa sessualità”. Il figlio di Vanda vive a Madrid dove la mentalità, come in tanti altri paesi europei, è decisamente diversa: “Me lo ha detto quando era ancora un ragazzino. Ora ha 24 anni. Ha subito diversi episodi di bullismo omofobico a scuola, credo che i professori di quel periodo fossero piuttosto superficiali sull’argomento”.

Lavorando sull’informazione e sull’educazione qualcosa sta cambiando. Fin dalla presentazione del libro è stato possibile ascoltare voci sensibili, alcune provenienti dalla Chiesa cattolica, che fanno parte di una crescita notevole sotto il profilo dell’insegnamento e del superamento di barriere e confini dentro e fuori le famiglie. Oltre al libro, che sta avendo un grande riscontro in termini di vendita, e al lavoro di Agedo, anche il teatro può far riflettere.

Grazie a Comuni Marziani, lo spettacolo che ha come tema l’omosessualità, intesa come uno dei modi di vivere la sfera affettiva, tanti studenti hanno cominciato a farsi domande ma, soprattutto, a capire e magari affrontare quella sottile linea d’ombra che non ha età e che costituisce il passaggio dell’individuo da una fase di non accettazione e spesso di solitudine, in cui ci si sente “sbagliati”, “marziani” appunto, ad una fase di riconoscimento di se stessi, di apertura al mondo, di confronto, di accettazione che i propri sentimenti hanno gli stessi sapori, le stesse dinamiche e gli stessi profumi di quelli vissuti dagli altri, con la differenza che sono indirizzati ad un compagno dello stesso sesso.

Comuni Marziani, che ha già coinvolto 16 classi con 290 alunni delle scuole biellesi, tornerà nel prossimo anno scolastico, parola di Francesca Salivotti, assessore alle pari opportunità del Comune di Biella: “Se la compagnia teatrale sarà disponibile sarà sicuramente ripresentato - spiega a Newsbiella - ritengo che stimoli anche il dibattito e mostri ai ragazzi tutte le difficoltà che emergono in questo tipo di situazioni. Sicuramente la risposta delle scuole può essere utile. C'è bisogno di parlare dell'argomento e di non chiudersi". La società sembra non essere capace di accettare le sfaccettature: "Io stessa ho un amico che è andato a studiare a Berlino ed è rimasto lì perchè è una città aperta dove riusciva a vivere la propria sessualità in modo libero. A Biella abbiamo istituito il registro delle unioni civili: al dì là dei numeri si tratta di una scelta di amministrazione all'interno di un dibattito molto più profondo anche a livello politico nazionale". 

Tornando ad Agedo, i rappresentanti dell'associazione indicano che c'è ancora molta strada da fare: "Nel biellese ci sono ancora tante persone che nascondono la propria sessualità. Se i ragazzi ci mettessero di più la faccia le cose andrebbero sicuramente a migliorare. Alcuni genitori sono venuti ad incontrarci spiegando che i loro figli gli avevano detto di avere scoperto una sessualità diversa. Si mettevano a piangere chiedendo cosa avrebbero dovuto fare. Abbiamo semplicemente risposto che fino a quando non lo si accetta non lo si supera. Quando gli si chiede poi di entrare nel gruppo spariscono. C'è ancora molta esperienza da fare sul tema".

Intanto per chi volesse saperne di più: agedo.biella@gmail.com.

 

 

l.l.

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