La notizia della morte di Enzo Bianchi, fondatore della comunità monastica di Bose, ha gettato nel dolore anche la comunità biellese. Aveva 83 anni.
Nato a Castel Boglione, in Monferrato, il 3 marzo 1943, si recò nella metà degli anni ’60 in terra biellese, una volta interrotti gli studi, per avviare una comunità monastica nel comune di Magnano. In breve tempo, divenne un luogo di preghiera e accoglienza, oltre che un punto di riferimento internazionale. Fin dalla sua fondazione ricoprì il ruolo di priore fino al gennaio 2017, prima dell’allontanamento da quei luoghi, assieme ad altri membri storici. Bianchi, pur ferito, accettò la decisione con spirito di obbedienza, rifugiandosi nella preghiera e nella scrittura.
Nonostante le difficoltà, la sua eredità intellettuale e spirituale resta immensa. Autore prolifico, ha scritto decine di libri tradotti in tutto il mondo, affrontando temi come il dialogo ecumenico, la spiritualità laica e la crisi della Chiesa contemporanea. Un pensiero che affondava nelle radici astigiane ma che sapeva parlare a tutti, come dimostrano i suoi interventi su temi sociali e politici, sempre conditi da una profonda umanità.






















