Radici e semantica delle parole sarde rivisitate mediante i dizionari delle lingue mediterranee (lingue semitiche, lingue classiche). Laboratorio linguistico di storia e di cultura sarda a Biella
TACCU è il nome di un fenomeno paesaggistico della Sardegna. Viene riferito propriamente alla forma pianeggiante della sommità delle giare, le quali sono tabulati elevati dai duecento ai seicento metri sulla pianura. Il fenomeno è relativamente recente, datato al disotto dei cinque milioni di anni.
Avvenne che l’antica base calcarea del territorio fu spinta in alto da forti pressioni eruttive, che infine forarono il calcare emettendo immense quantità di lava molto liquida, la quale si espanse tabularmente ricoprendo i calcari.
La traumatica fuoriuscita ha spesso “cotto” e tabularizzato le stratificazioni sottostanti, indurendole in forma di tavole sovrapposte (quasi come certi plastici che riproducono scalarmente le isoipse). Infatti il sd. taccu corrisponde al bab. takku ‘tavoletta’.
Si osservi tuttavia che in Barbagia per taccu s’intende anzitutto un roccione calcareo elevato a forma tubolare (non tabulare) e distinto dalle rocce circostanti, avente sommità piatta, o comunque non appuntita. In questo caso la base etimologica non può essere quella babilonese ma l’eg. geroglifico ta ‘ground, land’ + khu ‘high’. In tal caso ta-khu significò ‘’suolo elevato’. Come controprova abbiamo il geroglifico khu ‘steps, gradini’ ossia ‘terrazze’, riferite ad esempio alle montagne del Libano.
In questo secondo caso possiamo tradurre il barbaricino taccu come ‘altura gradinata’.
























