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AL DIRETTORE | 15 luglio 2026, 12:20

Cavaglià, il consigliere Savina Fariello sulla raccolta differenziata: "Il Biellese deve fare di più"

Cavaglià, il consigliere Savina Fariello sulla raccolta differenziata: "Il Biellese deve fare di più" (foto di repertorio)

Cavaglià, il consigliere Savina Fariello sulla raccolta differenziata: "Il Biellese deve fare di più" (foto di repertorio)

Riceviamo e pubblichiamo:

"L'8 luglio scorso ho partecipato all'incontro pubblico organizzato a Cavaglià che illustrava le modifiche introdotte nel sistema di raccolta dei rifiuti. Erano presenti il sindaco, il presidente di SEAB e i rappresentanti del CO.S.R.A.B. Avrei voluto intervenire nel dibattito ma l'organizzazione della serata non ha consentito a tutti i presenti di prendere la parola. Per questo motivo sento il dovere di condividere alcune riflessioni che considero importanti, non tanto per alimentare una polemica, quanto per contribuire ad una discussione che riguarda il futuro del nostro comune e, più in generale, dell'intero Biellese. 

Durante la serata si è parlato molto della necessità di aumentare la raccolta differenziata. Le domande dei cittadini erano quasi tutte concentrate sulle modalità pratiche del nuovo servizio e sulle conseguenze della riduzione dei ritiri del rifiuto indifferenziato: i cassonetti delle isole ecologiche che rischiano di riempirsi troppo rapidamente, le difficoltà per alcune famiglie, il timore di un aumento degli abbandoni nei campi e nei boschi. Sono preoccupazioni legittime e comprensibili, alle quali è giusto che un'amministrazione dia risposte. Ascoltando gli interventi, però, ho avuto la sensazione che mancasse la domanda più importante: perché oggi non riusciamo a differenziare meglio? Prima di ridurre i ritiri dell'indifferenziato qualcuno ha studiato dove il sistema presenta le maggiori criticità? Sono state analizzate le aree del territorio in cui si differenzia peggio? Sappiamo quali materiali vengono conferiti più frequentemente nel contenitore sbagliato? Sono state effettuate analisi merceologiche per capire dove e perché i cittadini commettono errori? Eppure credo che qualsiasi scelta amministrativa dovrebbe partire proprio da qui. Se non comprendiamo le cause del problema, rischiamo di intervenire soltanto sugli effetti. 

Mi ha colpito anche un altro passaggio della serata. Un cittadino ha spiegato di effettuare già correttamente la raccolta differenziata ma di avere comunque difficoltà nella gestione del rifiuto residuo. La risposta degli intervenuti è stata quella di rivolgersi agli uffici comunali per richiedere un contenitore più capiente. È una risposta assolutamente legittima per risolvere un'esigenza specifica, ma apre una riflessione. Se la strategia consiste nel ridurre i ritiri dell'indifferenziato per incentivare una migliore differenziazione dei rifiuti, ha davvero senso affrontare il problema aumentando la capacità del contenitore destinato proprio al rifiuto indifferenziato? Non si rischia, almeno in parte, di depotenziare la finalità della misura? Questa non è una critica ad una singola decisione. È una domanda sul metodo. Perché la raccolta differenziata non può essere affrontata semplicemente modificando il calendario della raccolta. 

Deve essere il risultato di una pianificazione. Ed è proprio qui che, a mio avviso, emerge il ruolo del Comune e del CO.S.R.A.B. Lo Statuto del CO.S.R.A.B. attribuisce al Consorzio funzioni di programmazione e coordinamento del servizio. Il Comune, da parte sua, è chiamato ad amministrare il territorio traducendo quella programmazione in scelte concrete. Ma programmare significa prima di tutto conoscere. Conoscere dove si sbaglia. Conoscere perché si sbaglia. Conoscere quanto ci costa sbagliare. Oggi, invece, il dibattito pubblico si concentra quasi esclusivamente su un numero: la percentuale di raccolta differenziata. È un dato importante e previsto dalla normativa, ma da solo non basta. 

La percentuale di raccolta differenziata viene calcolata rapportando i rifiuti raccolti separatamente al totale dei rifiuti urbani prodotti. È un metodo uniforme che permette di confrontare i diversi comuni, ma misura soltanto quanto materiale viene raccolto separatamente. Non misura quanto quel materiale sia realmente riciclabile. Sono due aspetti profondamente diversi. Due comuni possono avere la stessa percentuale di raccolta differenziata. Uno può raccogliere carta pulita, plastica correttamente separata e organico di qualità. L'altro può raccogliere gli stessi quantitativi ma con elevate impurità. La percentuale sarà identica, ma il risultato ambientale ed economico sarà completamente diverso. Ed è proprio l'aspetto economico quello che, a mio avviso, meriterebbe molta più attenzione. Una raccolta differenziata di qualità produce materiali che possono essere valorizzati, riduce gli scarti e consente di ottenere maggiori corrispettivi dai consorzi di filiera. Una raccolta differenziata contaminata, invece, richiede maggiori operazioni di selezione, genera più rifiuti da smaltire e riduce il valore economico dei materiali raccolti. In altre parole, non basta raccogliere tanto. Occorre raccogliere bene. 

Per questo motivo ritengo riduttivo continuare a valutare il servizio esclusivamente attraverso la percentuale di raccolta differenziata. Dovremmo iniziare a parlare di qualità della raccolta, di analisi merceologiche, di impurità presenti nelle diverse frazioni, di scarti prodotti dagli impianti e di costi della non qualità. Sono questi gli indicatori che permettono davvero di capire se il sistema funziona. Nel Biellese ci sono comuni con percentuali di raccolta differenziata superiori alla nostra e altri con risultati analoghi o inferiori. Proprio per questo limitarsi a confrontare una percentuale rischia di essere fuorviante. Dire semplicemente che un comune differenzia meglio di un altro non spiega nulla. Occorre capire quali modelli organizzativi funzionano davvero, quali criticità accomunano i diversi territori e quali scelte producono risultati concreti. È questo il valore della pianificazione: non rincorrere una percentuale, ma comprendere le cause delle differenze e costruire politiche pubbliche basate sui dati. 

C'è poi una riflessione che raramente trova spazio nel dibattito pubblico. Da anni chiediamo ai cittadini di fare sempre di più, ed è giusto richiedere responsabilità individuale. Ma, nello stesso tempo, continuiamo a mettere sul mercato prodotti con imballaggi sempre più complessi. Aprire una confezione significa spesso separare plastica, cartone, pellicole, vaschette, etichette e materiali diversi. Tutta questa complessità ricade sul cittadino, che deve conoscere regole sempre più articolate, e ricade anche sui comuni, che devono sostenere costi di raccolta e selezione sempre maggiori. Una politica moderna dei rifiuti non può limitarsi a chiedere ai cittadini di differenziare meglio: deve anche interrogarsi su come ridurre gli imballaggi inutili, semplificare il packaging e promuovere prodotti progettati fin dall'origine per essere facilmente riciclabili. La vera economia circolare comincia molto prima del cassonetto quando un prodotto viene progettato. 

Infine c'è il tema del decoro. Le isole ecologiche rappresentano il biglietto da visita dei nostri comuni. Troppo spesso, invece, offrono un'immagine di contenitori disordinati, rifiuti a terra e aree poco curate. C'è chi ritiene che l'estetica sia un aspetto secondario. Io penso esattamente il contrario. Un luogo pulito, ordinato e ben mantenuto induce rispetto e favorisce comportamenti corretti; un luogo degradato comunica l'idea che sia normale continuare a sporcare. Il decoro non è un lusso, ma uno strumento di buona amministrazione e dovrebbe entrare a pieno titolo nella pianificazione del servizio. Per queste ragioni ho presentato un'interpellanza in consiglio comunale. Non per contestare una scelta organizzativa in sé, ma per chiedere quale sia la strategia complessiva del nostro Comune: quali dati siano stati analizzati, quali obiettivi ci siamo dati, come intendiamo misurare i risultati e quale contributo il CO.S.R.A.B. voglia offrire ai comuni per accompagnare un'evoluzione del sistema che non sia soltanto organizzativa, ma anche culturale. 

Vorrei che queste riflessioni fossero uno stimolo, innanzitutto per Cavaglià. Il nostro territorio conosce bene il tema dei rifiuti e credo che possa diventare un esempio diverso promuovendo un nuovo modo di affrontare la gestione dei rifiuti: più consapevole, più trasparente e più responsabile. Differenziare è importante ma farlo bene è ancora più importante. E questa non può essere una sfida soltanto di Cavaglià. Deve essere una sfida dell'intero Biellese. Perché la sostenibilità non si misura soltanto con una percentuale di raccolta differenziata ma con la capacità di istituzioni, cittadini, CO.S.R.A.B., gestori e sistema produttivo di assumersi ciascuno la propria parte di responsabilità. Solo così la raccolta differenziata smetterà di essere un numero da inseguire e diventerà un vero progetto di qualità, capace di coniugare tutela dell'ambiente, efficienza economica e buona amministrazione".

Savina Fariello, consigliere comunale di Cavaglià cambia verso

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